L’albo 278 di Julia – Le avventure di una criminologa stupisce fin dall’esordio con il suo andamento malinconico e lento, e un racconto piano e amarissimo. Non un’indagine vera e propria, non ci sono rapine, delitti, trame violente, e non c’è la polizia di Garden City coinvolta in prima linea. Quando un adolescente si toglie la vita non si può far altro che indagare l’animo di un giovane ferito e andare a ritroso nel tempo, per ricostruire gli ultimi giorni, i pensieri, i dolori che possono averlo spinto ad un gesto tanto definitivo. È questo ciò che fanno Julia e Leo Baxter nell’episodio dal titolo Il ragazzo del fiume (soggetto di Giancarlo Berardi, sceneggiato con Maurizio Mantero e disegnato da Lorenzo Bovo). L’immagine di copertina di Cristiano Spadoni è sufficiente a entrare dolcemente in una storia tanto delicata quanto enigmatica. Damon Haley, sedici anni è un ragazzo sensibile, figlio e studente modello, che, senza alcun motivo apparente, si è lasciato affogare nel Marigold. Apparentemente non aveva problemi e non aveva mai mostrato intenti suicidari, ma Julia sospetta qualcosa sia accaduto e insinua la possibilità che si sia trattato di istigazione al suicidio. Una telecamera di sicurezza lo mostra mentre scende i pochi gradini che lo portano al fiume poco dopo aver lasciato portafogli e cellulare come ultimo segnale d’allarme, che, infatti, Julia interpreta immediatamente. A partire da questi pochi indizi inizia la ricerca dei due protagonisti. Era stato lo stesso Baxter, la sera prima, a recuperarne il corpo nella speranza di poterlo salvare, e ora si adopera per far emergere i nodi oscuri di quelle sue ultime ore.

 

 

È tutto straordinariamente insolito in questo albo. Julia si muove su due livelli: scoprire la personalità di Damon e cercare indizi utili all’indagine. Ma si procede per intuizioni e minuziosi dettagli. Conoscere le amicizie del ragazzo serve a contestualizzare la sua vita, le abitudini, le passioni; parlare con le persone con cui ha avuto contatti ha il senso di creare una mappa dei suoi movimenti. E così, si scopre che quel ragazzo che ascoltava con pazienza i problemi delle sue amiche, in realtà, non si era lasciato conoscere da nessuna di loro. Si gioca con l’arte sottile della parola, grazie a dialoghi essenziali ed efficaci e una narrazione che non si concede distrazioni. Ogni azione è focalizzata al raggiungimento di una verità che non produce sollievo né soluzione. Disarmati dai fatti, i protagonisti possono solo constatare la veridicità dei loro iniziali sospetti.

 

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