
In un’Inghilterra del futuro profondamente cambiata e per lo più irriconoscibile, un anziano racconta la sua storia, la storia di come tutto sia cambiato dopo la comparsa, in un caldo pomeriggio estivo, di una moltitudine di strani uccelli multicolori. Inizialmente questi animali erano una stranezza, una curiosità inspiegabile, per lo meno fino a che non hanno deciso di attaccare. A quel punto la loro presenza si è trasformata in un’ondata di violenza efferata ai danni dell’umanità che, nonostante le tentate reazioni, non è stata in grado di difendersi e ha subito l’assalto dei misteriosi volatili fino a capitolare del tutto. Quel che rimane è il mistero, l’incapacità di dare un senso e un’origine alla minaccia che ha cambiato tanto profondamente il destino della civiltà umana. Quella di Frank Baker, e del suo Gli uccelli (Cliquot, pag.288, euro 22), è una storia editoriale fuori dal comune. L’autore non ha mai goduto di un folgorante successo letterario, tanto che il libro in questione vendette all’uscita, nel 1935, poche centinaia di copie. Quasi trent’anni più tardi, tuttavia, l’uscita dell’omonimo film del maestro Alfred Hitchcock, ispirato a un racconto di Daphne Du Maurier che si basa su un’idea molto simile, cambia le carte in tavola. Du Maurier era cugina dell’editore di Baker e quest’ultimo ha inizialmente pensato di fare causa al regista e alla scrittrice ma, sconsigliato dal suo avvocato, non ha mai concretizzato la sua intenzione.

Du Maurier stessa afferma di aver letto il romanzo solo dopo la pubblicazione del suo racconto e l’uscita del film in un carteggio con lo stesso Baker in cui esprime un deciso apprezzamento per il romanzo che riconosce, per certi aspetti, superiore al suo più fortunato racconto. Giudizio niente affatto pellegrino, a voler comparare le due opere. Certo la prosa di Du Maurier è quella di un’autrice di alto livello, la costruzione della tensione è efficace, aggancia il lettore fin da subito e se lo porta fino al finale. Il libro di Baker è stilisticamente più grezzo e in certi passaggi un filo didascalico ma non per questo lo si può bollare come scritto male tout court, i momenti potenti non mancano e, nella misura in cui la letteratura è anche quella crasi di concetti e immagini, il romanzo di Baker finisce inevitabilmente per mostrare una profondità superiore riconosciuta esplicitamente dalla stessa Du Maurier. Gli uccelli è un romanzo ruvido e aggressivo, un’opera spinta fino a risultare disturbante per l’epoca in cui è stata scritta, certo non un libro facile. L’immagine stessa
degli uccelli non viene mai esplicitamente risolta rimanendo versatile nella sua opacità che le permette di essere tanti riferimenti senza mai dover necessariamente sceglierne uno. Sarebbe in tal senso interessante che il peculiare caso letterario di cui il libro è protagonista non si limitasse a definirlo ma diventasse un ponte per far conoscere un’opera tanto oscura (quella italiana è la sola edizione non anglofona) quanto meritevole di una riscoperta.


