La dispersione dei sentimenti: è su questa linea che lo scrittore e regista norvegese Dag Johan Haugerund sembra interessato a lavorare. Con Dreams (Sex Love) giunge a vincere l’Orso d’Oro della Berlinale75 a conclusione di una trilogia che nel 2024 lo ha visto transitare da Berlino, dove aveva presentato nella sezione Panorama il primo capitolo, intitolato Sex, alla Mostra di Venezia, che invece aveva messo in concorso il secondo, Love. Il trittico è evidentemente focalizzato su una scrittura dell’esperienza sentimentale come traccia di svelamento dell’identità di personaggi in bilico sulla comprensione di se stessi. Il gioco relazionale è infatti la funzione primaria di una narrazione che cerca di definire la scena esistenziale e sociale dei personaggi come una cornice in cui il rapporto tra le intenzioni e le azioni non è mai coerente. In tal senso, questo terzo capitolo della trilogia, Dreams (Sex Love), conclude il percorso di ricerca dell’autore arretrando di qualche passo la prospettiva esistenziale e assumendo a protagonista una adolescente, Johanne, che si trova inaspettatamente travolta da un innamoramento che ricollocherà tutte le sue insicurezze e ridefinirà lo scenario delle certezze di chi le vive accanto. La sua indefinitezza adolescenziale trova infatti un approdo nella fascinazione che esercita su di lei la sua nuova insegnante, Johanna, figura semplicemente carismatica che, pur priva di qualsiasi malizia seduttiva, finisce con l’attrarre lo spirito fragile e indefinito della ragazza con la sua immediatezza e sincerità.
Quello che consegue è il classico intreccio di attese disattese e desideri o equivoci ridefiniti nel confronto con la realtà delle cose: Johanne entra nella vita di Johanna frequentando la sua casa con la scusa di imparare a lavorare a maglia per lasciar svaporare le sue ansie adolescenziali e tutto ciò che accade nella realtà finisce filtrato dalla sia sensibilità flagrante e trasformato nelle coordinate di un vero e proprio innamoramento, coi suoi languori, le attese, le mezze rivelazioni, le paure, le fughe, le delusioni… Materia che la ragazzina cerca di mettere in ordine in un manoscritto che farà leggere prima alla nonna scrittrice e poi alla madre, innescando nelle figure adulte un meccanismo di sommovimento e di reazioni che transita dalla preoccupazione alla elaborazione transazionale e finisce col trasformare completamente lo scenario di partenza…Dag Johan Haugerund è chiaramente un autore che lavora su una materia viva applicando un filtro letterario in grado di elaborare narrazioni piene e ben sviluppate. Questo però non gli impedisce di trovare anche una via autentica e flagrante nella concezione visiva e più puntualmente filmica dei suoi lavori: Dreams (Sex Love) sostiene con gentilezza le fragilità introspettiva dell’approccio intimo alla dimensione psicologica della protagonista, trovando il giusto equilibrio tra la focalizzazione soggettiva della prima parte, quando è proprio l’approccio in prima persona a fornire le coordinate degli eventi, e quella oggettiva della seconda, in cui l’immediatezza degli eventi deve confrontarsi con le strutture logiche e le sovrastrutture interpretative degli adulti. Il film diventa dunque un piccolo ma sincero trattato sul rapporto tra la verità dei sentimenti e la loro applicazione alla dimensione delle relazioni familiari e sociali. La domanda che soggiace all’intero film è se la linea di comunicazione tra l’amore, l’innamoramento e la relazione sia una pura estensione dei timori sociali di un mondo che ha bisogno di sistemare ogni narrazione in caselle rassicuranti o, piuttosto, una imprevedibile variabile delle geometrie esistenziali a volte ardite altre volte banali di adulti che hanno dimenticato la flagranza dell’adolescenza e la verità semplice e inammissibile delle emozioni.