Bayleen Bay è il classico paesino della provincia americana con tutto il suo indotto di relazioni, meschinità e differenze generazionali tipici della vita di comunità che si esprime anche in eventi come una partita di baseball fra due squadre di ragazzini. A interromperla arriva un furgoncino dei gelati guidato da un gelataio sorridente quanto inquietante, che propone alla cittadinanza un catalogo di gusti divertenti quanto sottilmente disturbanti. Il camioncino ha subito una fila di minorenni urlanti che sgomitano per un cono colorato, piacere da cui Jared è escluso in quanto intollerante al lattosio. Il giorno successivo, Bayleen Bay piomba in un inferno fatto di sangue e bocche sporche di gelato. I bambini che lo hanno assaggiato si trasformano infatti in un’orda di piccoli assassini che squartano in maniera creativa gli adulti della città. Jared, insieme ai suoi compagni di scuola Tommy e Mia e la sorella Lizzie si ritrova braccato, nel tentativo di risolvere una situazione che lo porta a scoprire gli antichi peccati della sua comunità. Semplice e diretto, Ice Cream Man di Eli Roth è una commedia horror ritmata e divertente che arriva dritta al punto senza fronzoli ma con una comicità cartoonesca che ricorda un po’ la Troma e un po’ l’ultraviolenza gommosa dei Looney Tunes. A spiccare su tutto, complice anche una scrittura lineare, minimale nell’approfondimento e al servizio della forza visuale della pellicola, è proprio la creatività delle scene splatter, di una generosità veramente d’altri tempi.

I litri di emoglobina, gli arti mozzati e gli organi interni in bella vista abbondano negli omicidi che avvengono con una frequenza che non lascia il tempo di annoiarsi ma nemmeno di inquietarsi in quanto l’effetto è quello di Grattachecca e Fichetto, di un gore esibito e sparato con un’esagerazione tanto ignorante, ma tutt’altro che priva di cura, che lo spettatore finisce per ridersela reggendosi la pancia con le mani. La ferocia è del tutto stemperata da un contesto assurdo, colorato e bambinesco. Il difetto, se così lo si vuole chiamare, di Ice Cream Man è che, in definitiva, il film è tutto lì. La sceneggiatura è ridotta all’osso e, per quanto non priva di sorprese, tolta l’estetica non ne rimane granché. Chiaro, il film è estremamente godibile, il ritmo è elevato e quei novanta minuti scarsi filano via come una palla di schioppo, se poi si cerca più sostanza si rischia di rimanere a bocca asciutta ma se è il divertimento puro, spensierato e scanzonato che si vuole allora il film di Eli Roth va benissimo così, anzi per certi aspetti funziona meglio di un The Hostel, costruito più sull’hype e meno sulla sostanza. Ice Cream Man, al contrario, è un lavoro profondamente onesto nella sua semplicità, che promette una trama funzionale alla camionata di interiora che deve rovesciare sullo schermo e questo fa. Il risultato è un film che magari non farà la Storia e non sarà citato negli aperitivi intellettualoidi, ma che si riguarda volentieri più e più volte.


