Gregory Crewdson ha trasformato la fotografia in qualcosa di cinematografico, psicologico e profondamente narrativo, creando immagini che sembrano fotogrammi di film mai girati. Costruisce scene elaborate e altamente teatrali ambientate nei sobborghi e nelle piccole città americane (soprattutto nel Massachusetts). Usa troupe numerose, illuminazione da set cinematografico, effetti speciali (nebbia, pioggia, luci teatrali) e a volte chiude intere strade o costruisce set. Il risultato sono stampe di grande formato, meticolosamente controllate in ogni dettaglio, che mescolano realismo iperrealistico e straniamento. Le sue foto catturano momenti sospesi, ambigui e inquietanti: figure isolate in case, strade o interni domestici abitati dal mistero. C’è bellezza formale e luce raffinata, ma sotto scorre un senso di solitudine, ansia, desiderio. Non raccontano una storia conclusa: lasciano lo spettatore a completarla, come se guardasse un fotogramma interrotto. Si ispira al cinema (David Lynch, Alfred Hitchcock, Steven Spielberg), alla pittura di Edward Hopper e alla fotografia di Diane Arbus. Unisce l’attenzione postmoderna all’artificialità dell’immagine (come Jeff Wall o Cindy Sherman) con uno sguardo quasi documentario sullo stato della società americana. In apertura GREGORY CREWDSON, Alone Street (2018 – 2019), Stampa digitale ai pigmenti, dimensione immagine 127 × 225,7 cm © Gregory Crewdson.

Fino al 17 gennaio 2027, i Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia ospitano Gregory Crewdson. Eveningside, un’imponente personale dedicata all’opera del celebre fotografo statunitense. Curata da Jean-Charles Vergne e realizzata in collaborazione con Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, l’esposizione riunisce in un unico percorso narrativo la trilogia fotografica a cui l’artista ha lavorato nell’arco di un intero decennio. Un percorso visivo che comprende le serie Cathedral of the Pines (2012-2014), An Eclipse of Moths (2018-2019) e la più recente Eveningside, offrendo una panoramica completa sulla maturità espressiva di uno dei maestri della fotografia contemporanea. Il percorso espositivo si concentra sul decennio 2012/2022, particolarmente significativo della ricerca di Crewdson, in cui attraverso le tre serie che compongono la trilogia – Cathedral of the Pines, An Eclipse of Moths ed Eveningside – si mette in luce il progressivo intreccio tra dimensione intima, riflessione politica e osservazione della società.

La trilogia permette di seguire l’evoluzione di un universo visivo e concettuale. Cathedral of the Pines, realizzata a Becket, il luogo dell’infanzia dell’artista, rappresenta il momento più intimo della ricerca, concentrato sulla famiglia, sulla memoria e sull’idea di rifugio. Con An Eclipse of Moths, realizzata a Pittsfield, la dimensione si amplia e il paesaggio segnato dal declino industriale diventa il ritratto di una società frammentata. In Eveningside, infine, Crewdson porta lo sguardo verso la vita quotidiana e i luoghi di lavoro, interrogandosi sul modo in cui le persone convivono e costruiscono una società. L’elemento di particolare interesse della mostra risiede nella possibilità di seguire l’evoluzione formale e concettuale della ricerca di Crewdson. Se nelle prime due serie della trilogia l’artista esplora paesaggi boschivi, radure isolate e ampi scenari post-industriali, attraversati da solitudine e mistero, Eveningside segna uno scarto significativo. Alle foreste remote e quasi perturbanti di Cathedral of the Pines e ai vasti paesaggi segnati dal declino industriale di An Eclipse of Moths, si sostituisce una maggiore prossimità alla vita quotidiana: il punto di osservazione si avvicina alle persone e ai luoghi di lavoro, agli ambienti commerciali e agli spazi ordinari della città. In Eveningside l’artista costruisce una città immaginaria a partire da diverse città reali e concentra lo sguardo sui soggetti e sugli spazi della quotidianità. Negozi, portici, strade, luoghi di lavoro e spazi di passaggio diventano teatri silenziosi, popolati da figure isolate o immerse nella contemplazione.

Elemento centrale del progetto è la possibilità di riconoscere, attraverso il percorso espositivo, una rete di echi che attraversa le fotografie. Gli stessi luoghi, le persone, gli oggetti, le automobili, le case, le finestre e i giochi di luce ritornano da un’immagine all’altra e talvolta da una serie alla successiva. Queste ripetizioni rendono visibile un tema fondamentale della ricerca di Crewdson: il tempo. Se ogni fotografia appare inizialmente immobile e congelata, l’accostamento delle immagini rivela una durata: i bambini crescono, gli adulti invecchiano, i luoghi cambiano lentamente. Nel loro insieme, le tre serie raccontano dunque l’evoluzione di un universo estremamente coerente, nel quale bellezza e inquietudine convivono. A completare il percorso espositivo sarà la proiezione di Making Eveningside, il film che documenta la complessa macchina produttiva che precede la realizzazione delle fotografie.



