Monsters9 – Astrolatry di David Gordon e la mascolinità tossica

Elliot Loeser è un uomo solo, masturbatore compulsivo dai modi disturbanti. Lavora come custode e ha sviluppato un’ossessione morbosa per una donna, una modella a cui ogni giorno consegna i campioni di creme cosmetiche a cui dovrà fare pubblicità. Quando non è invisibile, lo notano per deriderlo e il suo passatempo serale è spiare l’oggetto del suo desiderio con un telescopio dalla finestra di casa sua. La sua vita cambia quando un corpo estraneo piove dal cielo, a un primo sguardo sembrerebbe una piccola meteora ma si rivela un essere vivente in grado di emettere un fluido colorato che Elliot comincia ad assumere sviluppando stati allucinatori e comportamenti sempre più violenti. Nel mentre, l’uomo inizia a seguire Chad Cox, un guru della manosfera particolarmente esplicito nelle sue posizioni tossiche mentre il detective Mann inizia a indagare sulle sue attività, sempre più fuori controllo al pari della sua salute mentale. Seppur esagerato nella sua rappresentazione, Elliot Loeser, con un cognome la cui pronuncia non è affatto casuale (“loser”, che in Italiano si traduce “perdente”) traccia un ritratto estremamente attuale: schiacciato tra la solitudine e un dead end job, ha desideri anche semplici ma per lui impossibili da raggiungere per via di un disagio ai limiti dell’invalidante e oltre, che gli impedisce di vivere la socialità in maniera funzionale, vittima ideale per guru del miglioramento personale un tanto al chilo e spirali discendenti nella violenza.

 

 
Questo è il protagonista di Astrolatry, film horror indipendente scritto e diretto da David Gordon e proiettato in concorso al Monsters Fantastic Film Festival di Taranto, una pellicola già oggetto, nella presentazione sul sito internet dedicato, di un felice accostamento a Stati di allucinazione di Ken Russell e, soprattutto, Brain Damage di Frank Henenlotter con cui condivide il gusto per gli effetti speciali pratici che, realizzati in economia, conferiscono alla narrazione un’atmosfera sporca, piena di tristezza e frustrazione, che a uno sguardo distratto potrebbe sembrare trash ma che non lo è in quanto il modo che Gordon ha di fare satira resta al di qua del confine del buttarla in caciara, mantenendosi più amaro anche nell’ironia. La strana meteora organica di Astrolatry e i suoi derivati ricordano l’Elmer di Henenlotter, ma non fanno altrettando ridere. L’odissea allucinata di Elliot Loeser corre lungo un sentiero disperato da cui non sembra esserci una possibile via d’uscita, nonostante la sua condotta violenta lui rimane una vittima, una preda che non riesce mai a diventare veramente predatore in un sistema che lo mastica e lo risputa a pezzi nonostante tutto. Il desiderio c’è, la salvezza invece no e ogni progresso della trama, ogni nuova assunzione della sostanza allucinogena secreta dall’alieno, ogni nuovo delirio sono un passo verso il baratro, mai verso il sollievo nemmeno quando qualcuno mosso a compassione offre a Elliott, il loser, un minimo di solidarietà. E se alla fine lui è la rappresentazione di una mascolinità tossica e violenta lo è fino in fondo, senza dimenticare quanto a volte i carnefici inizino la loro carriera come vittime.