Nel sogno della luce: a Berlino75 Reflet dans un diamant mort di Cattet & Forzani

Raffinare la materia per riscoprirla grezza, puro elemento passionale, pulsione ipervisibile di un cinema che sta prima di ogni declinazione espressiva: Cattet & Forzani giungono in Concorso alla Berlinale 75 con l’attesissimo (quanto meno dai loro fan) Reflet dans un diamant mort, omaggio senza pudore alcuno alla istintualità bassa del cinema italiano di genere, quello giallo segnatamente. Un film progettuale, archetipale e dinamico come ogni loro produzione, puro concept visuale che si cristallizza come un diamante sotto pressione, effetto dell’alta temperatura passionale che lo sguardo di questi due artisti filmmaker francesi applica all’oggetto del loro desiderio. Consideratelo come una versione noir di Morte a Venezia declinata in chiave pop attraverso l’immaginario dell’exploitation spionistico italiano, i surrogati bondiani degli anni ’60 cinefumettistici, figure sagomate su una effettistica glam intinta in cromatismi estremi e in giochi visivi desunti dalla Op Art… Fabio Testi fa da tardo testimonial, col suo completo bianco con cappello a proteggerlo dal sole di una spiaggia della Costa Azzurra, figura senescente e trasognata che confonde il presente con le memorie del suo passato da spia sulla riviera ligure, quando i suoi mandanti gli misero accanto una spia che lo amava, seducente pantera nera vestita di specchi, della cui morte lui continua a preservare il doloroso ricordo. Se per stare dentro Reflet dans un diamant mort necessita una traccia narrativa, tanto basta a fornirla senza fare troppe domande alla consecutio e alla plausibilità.
Cattet & Forzani costruiscono piuttosto un oggetto astratto, funzionale alla logica di una visualità puramente espressiva, in cui tutto lavotra secondo dimensioni, colori, polarizzazioni narrative, maschere che celano i volti come i mascherini manipolano il frame.

 

 

L’idea visiva del film è quella del prisma, il diamante morto che scompone la luce dei ricordi del protagonista e la restituisce come cinema meramente attrazionale, costruito sulla gestualità filmica assoluta ed estrema: prendere o lasciare, per lo spettatore, è gioco lecito e comprensibile… La maestria assoluta della capacità di Cattet & Forzani di incidere l’immagine in chiave rigorosamente ottica, con effettistica tutta inscritta sulla pellicola, è la pulsione artigianale di un cinema che non lascia tempo all’elaborazione del significato, sta tutto nell’immediatezza del visibile, nella funzionalità rigida e tautologica del mostrare/vedere.  Il citazionismo (da Bava a Tarantino) è gioco istintuale che non qualifica la purezza dell’ispirazione: Cattet & Forzani fanno da sempre un cinema che si nutre di immaginario e lo restituisce come concetto astratto, liminare rispetto al sentire logico e ludico della materia filmica: Aimer, Laissez bronzer les cadavres, Lacrime di sangue sono i capitoli di una filmografia che non lascia spazio all’immaginazione, perché è interamente cesellata nella forma astratta di un immaginario desunto dal lavoro puro e semplice dell’occhio: Reflet dans un diamant mort è un trip mentale nella purezza grafica fumettistica, tensioni alla Diabolik, accensioni alla Matt Helm, fughe degne del Santo. Fabio Testi è un succedaneo di Sean Connery ma anche la traslitterazione iconica di se stesso, in un gioco dolce e tardo che i due autori gli concedono con affetto e dedizione. Questo è cinema che supera la cinefilia e trova il suo spazio nell’astrazione del gesto.