Polar di provincia: a Rotterdam55 Conrad & Crab – Idiotic Gems di Claude Schmitz

Il sottotono provinciale orienta la detection, spingendo Conrad & Crab – Idiotic Gems nella classica bolla di lassismo e casuale efficacia di certo polar francofono disincantato. Il nuovo film del belga Claude Schmitz è in sostanza un buddy movie scritto addosso a due anziani poliziotti un po’ sfatti, Francis Conrad e Alain Crab, tanta carriera alle spalle nel dipartimento investigativo federale e tra le mani un’inchiesta di routine sul furto di un anello prezioso in una fiera di gioielli a Sainte-Marie-aux-Mines, piccolo borgo nel nordest della Francia (che dà anche il titolo originale al film), dove sono stati trasferiti d’ufficio. I due sono chiaramente detective fuori norma, troppa esperienza per non essere insofferenti alle regole e prendere con rigore un’inchiesta che li porta a contatto con una varia umanità meritevole di accondiscendenza più che di poliziotti. Se a questo si aggiunge che Alain è l’ex amante della comandante del distretto in cui è stato trasferito e che Francis finisce col legarsi sentimentalmente alla donna che è stata derubata, il quadro è perfetto per il décalage in territorio da commedia umana della detection provinciale in cui ci ritroviamo.

 

 
Il tono è languido e ironico, nulla di serio sembra poter accadere dietro l’approccio distrattamente macho dei due detective: Claude Schmitz costruisce una tessitura quieta e opaca, in cui la forza dei caratteri e inversamente proporzionale alla approssimazione con cui agiscono. Ci si muove nell’arrière-pays francese come nei sentimenti che guidano le relazioni in atto – sia quelle personali che quelle legate all’inchiesta – col medesimo fatalismo e un certo spirito da reduci esistenziali.  Alain, che è interpretato dal musicista Rodolphe Burger, suona la chitarra negli interstizi dell’azione e nel magnifico piano sequenza musicale dei titoli di coda: da non perdere, vero e proprio film nel film in cui del resto Schmitz chiama a raccolta l’intera troupe, in un backstage che definisce retroattivamente lo spazio mentale del film, l’interattiva funzione ludica ed espressiva che si configura come vero e proprio dispositivo. Francis gioca invece il ruolo del vecchio adolescente innamorato fuori tempo massimo ed ha il corpulento sentimentalismo disincantato di Francis Soetens, attore feticcio del regista belga, che lo aveva avuto già in tutti i suoi film corti e lunghi precedenti, da Braquer Potier a L’autre Laurens.