Un posto per l’arte: a Rotterdam55 Providence and the Guitar di João Nicolau

La notte è buia e fredda. No, la notte è limpida e fresca… Elvira e Leon non vedono il loro destino da artisti di strada alla stessa maniera, eppure la vita non sembra pesare sulle spalle di nessuno dei due. Tra la consapevolezza di lei e il fumantino entusiasmo di lui c’è un equilibrio molto lusitano, sul quale João Nicolau bilancia il suo nuovo film, A providência e a guitarra, che ha aperto Rotterdam 55: l’ispirazione viene dal racconto di Robert Louis Stevenson Providence and the Guitar, frammento di crisi artistica ed umana che svolta in riconciliazione con la vita e con il proprio ruolo nel mondo. E João Nicolau lo assume letteralmente, come traccia per costruire un altro dei suoi quadri di imprevedibile quotidianità, in cui figure e scenari squadernano storie e risvolti inattesi. Lo stile questa volta è portato a una disposizione più classica, il gioco con la teatralità di cui si nutrono i due protagonisti è ovviamente esponenziale, anche se trova una distrazione nelle variazioni fuori testo offerte dalle scene ambientate ai giorni nostri. Rimanendo comunque su Leon ed Elvira Berthelini, i due sono una coppia impari, lei con la sua grazia artistica naturale e la pazienza che sa accendersi d’ira, lui con un talento d’attore discutibile e una più diretta relazione con la chitarra e le sonate che dispensa quando non incorre nelle sue sfuriate. Amano la loro arte, la curano e la offrono con dedizione al mondo che attraversano.

 

 
Sono però finiti in un borgo che non mostra troppo entusiasmo e disponibilità: si impegnano a rappresentare nella locanda uno spettacolo di musica e recitazione, ma devono fare i conti con il sostanziale disinteresse della gente e soprattutto con l’ostilità di un commissario, che usa la burocrazia per interrompere lo spettacolo. La notte così cala sulle loro vite: senza più le assi del palcoscenico sotto i pedi e senza nemmeno un tetto sulla testa, visto che l’ostello non apre loro la porta. Leon strepita tra serenate moleste sotto la finestra del Commissario e un ottimismo dedicato a lenire lo scoramento di Elvira, che non vede posto per loro in quel villaggio e nel mondo. Ma la vita di strada è fatta di incontri e la notte, buia o limpida che sia, ha in serbo per i Berthelini l’incontro con un giovane studente senza casa e l’ospitalità di un pittore e di sua moglie, coppia in crisi da ascoltare e riconciliare. E la strada del mattino troverà i due artisti un po’ rinfrancati sul valore e sul senso del loro posto nel mondo. A providência e a guitarra è insomma una provvida commedia della disillusione che cerca una luce nel buio: operazione che Nicolau inscrive chiaramente in un dialogo a distanza con i tempi presenti, visto che i Berthelini si muovono in un passato in costume che dialoga con gli scorci di vita di una band portoghese d’oggi, sospesa tra proteste sociali e dissidi interni, offrendo la scena anche al cantante portoghese Salvador Sobral. Lo scollamento e la giustapposizione dei due quadri creano un controcampo implicito, in cui sta allo spettatore trovare la dinamica funzionale a ragionare sulla parabola dell’arte e sulla scena dal mondo. Il film è libero e generoso: come in John From e Technoboss, Nicolau cerca uno spazio imprevisto nell’articolazione delle figure e nella definizione della scena. C’è poesia e c’è il sentimento di un valore dell’esistere secondo bellezza che risuona costantemente, anche se la posa in opera in costume sembra un po’ frenare la gioiosa fantasia del regista e i sipari contemporanei arrivano con il valore tematico un po’ troppo deciso, per quanto ironico.