Le emozioni soffuse e persistenti di È l’ultima battuta? di Bradley Cooper

Al terzo tentativo, con il film sulla carta meno ambizioso tra quelli diretti finora, Bradley Cooper in veste da regista ha fatto centro. È l’ultima battuta? funziona sul piano della coerenza e della tenuta sulla distanza, scogli sui quali si erano arenati A Star Is Born nel 2018 (troppo diseguale e poco originale, nonostante una colonna sonora da urlo e il merito di aver mostrato le potenzialità interpretative di Lady Gaga) e nel 2023 il biopic Maestro, in cui la piatta convenzionalità della seconda parte smorzava un avvio più che promettente nel racconto della irresistibile ascesa artistica (e della disturbante ipocrisia privata) di Leonard Bernstein. Stavolta Cooper rinuncia al ruolo maschile principale, ritagliandosi la caratterizzazione sopra le righe e grottescamente vanesia del miglior amico di una coppia in crisi conclamata, quella formata da Alex Novak (Will Arnett, una sorpresa a questi livelli) e dalla moglie Tess (Laura Dern, apparentemente fuori tempo massimo per età rispetto al ruolo, ma assolutamente strepitosa nell’indossarlo). I due sono sposati da oltre vent’anni e hanno due figli in età da elementari; ed è per causare meno traumi possibili ai bambini che cercano di gestire la situazione con leggerezza nonostante i reiterati litigi, non riuscendo più a convivere ma nemmeno a separarsi definitivamente.

 

 
Così lei, ex campionessa di volley da tempo totalmente votata alla famiglia, resta a vivere nella bella casa fuori New York con i piccoli e cerca al contempo di rientrare in gioco come aiuto-allenatrice della squadra femminile che si prepara per le Olimpiadi del 2028, oltre che a verificare timidamente le proprie chances sul mercato dei single di ritorno; lui si trasferisce invece in un piccolo appartamento nella Grande Mela, dedicando fin troppa attenzione all’alcol, il più scontato e improbabile lenitivo delle derive esistenziali di mezza età. Ed è proprio mentre cerca un pub per un bicchiere notturno che Alex si ritrova suo malgrado su un palco, in una di quelle serate da open mic (microfono aperto) che negli States hanno portato alla ribalta schiere di talentuosi stand-up comedians. All’uomo si apre un mondo, perché riesce finalmente a trovare il modo per esprimere – davanti a un pubblico di sconosciuti – le considerazioni, i timori, le insofferenze e le residue speranze riguardo il suo matrimonio e la sua vita sociale, tutt3 cose che non aveva mai osato esternare, scoprendosi efficace nel farlo con disperata amarezza, i tempi giusti, la capacità di suscitare comunque la risata della platea. E nulla sarà più come prima. Allontanandosi dall’impostazione registica vagamente classicheggiante dei primi due lavori, Cooper – prendendo spunto da una vicenda reale – opta per un approccio da cinema indipendente, con la macchina da presa che sta perlopiù addosso ai protagonisti, quasi mai frontale, sempre piuttosto sghemba e mossa, con la fotografia contrastata e sovente sporca, scostante anche nella messa a fuoco.

 

 
E così coglie ogni dettaglio degli stati d’animo di Alex e Tess, seguendo passo dopo passo lo sviluppo da montagne russe della crisi coniugale, evidenziando il diverso grado iniziale di disponibilità nel gestirla, uno scarto che si andrà assottigliando man mano che Tess acquisterà consapevolezza di ciò a cui sta rinunciando, nonostante le cicatrici indelebili che la relazione, e il trascorrere del tempo, hanno lasciato su entrambi. In É l’ultima battuta? (titolo volutamente ambiguo, che guarda alla nuova e inattesa, carriera di Alex come pure al potenziale epilogo della traiettoria matrimoniale) ci sono una vitalità arruffata e una pregevole sincerità di fondo, quella che Cooper aveva cercato anche in precedenza, senza tuttavia trovare la misura. Qualità tali da generare un film dalla bizzarra bellezza, che cresce con il passare dei minuti, regalando alcuni momenti esilaranti. Come quando Tess impone al marito obbediente di tenere sottotraccia il loro improvviso ritorno di fiamma – non facendolo intuire né agli amici né ai figli né ai genitori, assecondando un confuso istinto di protezione – o quando Alex in esaltato stato di grazia, ignorando di esibirsi di fronte alla moglie (a sua volta ignara del segreto dell’uomo), con irriverente sarcasmo, inonda il pubblico di rivelazioni intime. Vero, agrodolce, latore di emozioni soffuse ma persistenti.