In anteprima mondiale, Ponte alle Grazie propone Perché l’Ucraina di Noam Chomsky (pag.144, euro 12), una raccolta di sette interviste nelle quali l’autore di Le dieci leggi del potere si confronta con le ragioni profonde che sono alla base della crisi ucraina. La curatrice del volume, Valentina Nicolì, afferma che si tratta di una cronaca ragionata di una crisi annunciata: «Elemento centrale della riflessione di Chomsky è l’allargamento della Nato a est intensificatosi a partire dal crollo dell’Unione Sovietica e le più recenti profferte di adesione all’Alleanza fatte all’Ucraina. In questo contesto si inserisce una valutazione del ruolo dell’Europa, sia in merito alla situazione ucraina sia, più in generale, alla sua ricerca di un corso indipendente. L’unica soluzione perseguibile oggi, afferma Chomsky, è lavorare per una neutralità in stile austriaco dell’Ucraina». Come sempre Chomsky impressiona per lucidità e capacità di comprendere gli avvenimenti mentre stanno avvenendo. La sua facilità espositiva ci guida:«Se la Russia occupa l’Ucraina, la sua miserabile esperienza in Afghanistan sembrerà un picnic nel parco al confronto».  Non manca anche di segnalare che bisogna porre un freno all’escalation della guerra che potrebbe devastare l’Ucraina e innescare una catastrofe in tutta Europa. E l’unico modo per farlo è attraverso il negoziato che implichi «una sorta di via di
fuga per Putin, altrimenti accadrà il peggio. Non la vittoria, ma una via di fuga».

 

 

Mariupol – Foto di kinvshchuk

 

 

Per gentile concessione di Ponte alle Grazie proponiamo un estratto da Perché l’Ucraina di Noam Chomsky

 

 

C.J. Polychroniou. Noam, l’invasione russa dell’Ucraina ha colto tutti di sorpresa e provocato un’onda d’urto in tutto il mondo, per quanto vi fossero numerosi segnali che Putin fosse indispettito dall’espansione a est della
Nato e dal rifiuto di Washington di ascoltare le sue richieste in merito a una «linea rossa» di sicurezza in Ucraina. Secondo te perché ha deciso di lanciare l’invasione proprio in questo momento?

Noam Chomsky. Prima di rispondere, dobbiamo precisare alcuni fatti incontestabili. Il più importante di tutti è che l’invasione russa dell’Ucraina è un grave crimine di guerra, al pari dell’invasione statunitense dell’Iraq e di quella di Hitler-Stalin della Polonia nel settembre del 1939, giusto per fare due esempi emblematici. È sempre opportuno ricercare delle spiegazioni, ma non ci sono giustificazioni o attenuanti. Tornando alla tua domanda, molti elaborano con estrema sicurezza argute analisi sulla psiche di Putin. La versione più in voga è che sia colto da fantasie paranoiche, che agisca da solo, circondato da servili cortigiani del genere ben noto qui da noi, ossia gli
ultimi residui del Partito repubblicano che si recano in pellegrinaggio a Mar-a-Lago a ricevere la benedizione del Capo. Questo genere di invettive può avere una sua fondatezza, ma forse possiamo prendere in considerazione anche altre possibilità. Forse ciò che Putin e i suoi collaboratori ripetono forte e chiaro da anni è proprio ciò
che egli intende dire. Potrebbe essere, ad esempio, che «poiché la principale richiesta di Putin è sempre stata la rassicurazione che la nato non ammettesse altri membri, e in particolare l’Ucraina o la Georgia, non ci sarebbe stato motivo di scatenare la crisi attuale se l’Alleanza atlantica non si fosse allargata dopo la fine della Guerra fredda, o quantomeno se questa espansione fosse avvenuta in armonia con la costruzione di una struttura di sicurezza in Europa che includesse la Russia». A scriverlo, poco prima dell’invasione, è l’ex ambasciatore degli Stati
Uniti in Russia Jack Matlock, uno dei pochi veri esperti di Russia nel corpo diplomatico statunitense. Matlock aggiunge che la crisi «si può risolvere facilmente usando il buon senso […]. Secondo qualsiasi criterio di
buon senso, è nell’interesse degli Stati Uniti  promuovere la pace, non il conflitto.

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