In patria era nota soprattutto per le sue commedie, ma in realtà da sempre Issa López sognava il fantastico. O meglio, l’esplorazione di quella zona di confine in cui gli orrori del reale trovano una più efficace rappresentazione attraverso il grimaldello del fantastico. Il che è già una chiara dichiarazione d’intenti per Tigers Are Not Afraid, film che, dichiaratamente, più volte ha rischiato di sfumare: perché i produttori erano più interessati a proseguire il percorso leggero delle commedie; perché la lavorazione è stata lunga e complessa e ha comportato un anno di preparazione; e perché alla fine erano arrivati i “no” dei festival maggiori. Ugualmente l’autrice non ha mollato, dimostrando una caparbietà degna dei suoi giovanissimi eroi e così il film ha ricominciato a vivere, partendo dai festival del fantastico (Bilbao, Neuchatel, Toronto After Dark eccetera) fino a ricevere gli endorsement importanti di Stephen King, Neil Gaiman e Guillermo del Toro. Proprio il regista de La forma dell’acqua e Il labirinto del fauno diventa un efficace termine di paragone per la vicenda di questi orfani opposti a una feroce gang nello scenario di un Messico afflitto dalla legge del più forte e da sparizioni ordinarie di bambini e persone sole. In particolare, al gruppetto capeggiato dal giovane Shine si unisce la piccola Estrella, figlia di una donna scomparsa e che sembra stabilire una connessione con il mondo dell’aldilà, permettendo al magico di fare da chiave interpretativa della realtà e forse da arma contro gli orrori della stessa.

 

 

Si citava del Toro proprio perché il percorso di Estrella è simile a quello della piccola Ofelia del già citato Il labirinto del fauno e per l’attitudine di mescolare realismo e magico: la López però ha uno sguardo e un immaginario non derivativi e riesce ad affrancarsi dal possibile modello attraverso un approccio che, mentre esaspera proprio la ruvidezza del ritratto sociale, allo stesso tempo è sensibile non tanto a un immaginario figurativo fantasy codificato, quanto a un insieme di sensazioni proprie del magico che rendono il film un’esperienza sensoriale. Estrella è così affetta da un timor panico che la porta a usare la magia e al contempo a temerne i risvolti oscuri: i “tre desideri” che è in grado di far avverare si accompagnano infatti a visioni inquietanti delle vittime prodotte dalla guerra fra bande, in un’alternanza di atmosfere oscure e attenzione ai dettagli. Proprio su questo scarto si consuma il contrasto fra piano oggettivo e soggettivo. Così come Estrella usa il fantastico, ma ne è al contempo quasi guidata (attraverso l’invenzione surreale del rivolo di sangue che fa capolino sulle superfici come una bizzarra indicazione di direzione), allo stesso modo il film lascia che i piani si intersechino con una naturalezza non priva di inquietante ambiguità: sta allo spettatore, insomma, scegliere se sia tutta una visione con cui la ragazza trasfigura il dramma che sta vivendo, o se al contrario lei sia davvero la chiave che permette all’altrove di interagire con il nostro mondo. È interessante a tal proposito il fatto che tutto il film sia continuamente costruito attraverso la contrapposizione fra una realtà fattuale e un suo mascheramento: c’è il politico che sta costruendo la sua carriera attraverso i legami con la malavita e c’è il filmato sul cellulare che ne smaschera la malvagità criminale. C’è il componimento scolastico sulla fiaba che dà il via alla vicenda e dunque all’avvicinamento di Estrella al fantastico. C’è la polizia che è un’autorità incapace di governare il crimine e fugge dinanzi alle prove che incastrano i “cattivi”. C’è, in generale, tutto un insieme di oggetti che sono a un tempo prova tangibile del reale (il cellulare, il braccialetto della madre) e feticcio con cui relazionarsi al magico. E c’è naturalmente la tigre, elemento che più degli altri interagisce su più livelli: è il graffito sul muro, è l’animale leggendario scampato alla strage del padrone e che imperversa fra i vicoli come una minaccia onnipresente, è il peluche di uno dei ragazzi, ed è il simbolo del coraggio che questi giovani eroi devono trovare per superare la notte della loro infanzia.

 

 

Più di tutti è un escamotage arrivato quasi per caso, quando la regista non è riuscita a ottenere l’altro animale che aveva in mente, la zebra, e solo una tigre era disponibile. Un aneddoto che rinnova l’idea di un film realizzato caparbiamente, ma da cui Issa López si è anche lasciata guidare come la sua Estrella. Così come rischia di succedere anche al pubblico italiano, che può finalmente innamorarsi di questo gioiello attraverso l’edizione Blu-ray curata da Midnight Factory, nella consueta cura editoriale dell’edizione limited slipcase. In allegato, in particolare, si segnala il booklet ricco di dichiarazioni dell’autrice, che racconta anche la cifra più personale di una storia che tange il suo passato di orfana. L’home video, così, si rivela ancora una volta un elemento centrale per la cinefilia nonostante i tentativi del mercato di ridurlo ai margini della fruizione odierna: un ennesimo scivolamento fra gli opposti per un film da non perdere.

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