Ci voleva Cinecittà – Un patrimonio aperto (a cura di Barbara Goretti, Skira, pag.246, euro 35) per fare il punto sull’esposizione permanente Cinecittà si Mostra. Il libro ruota intorno all’importanza della valorizzazione e della  conservazione, testimonia la valenza di una realtà espositiva che da dieci anni illustra Cinecittà, il cinema e la sua storia attraverso i set monumentali, i materiali scenografici, gli abiti di scena e una ricchissima selezione di documenti. Il volume è un’occasione preziosa per confrontarsi con una proposta museale che non ha eguali al mondo. L’evocativa copertina del libro  è stata appositamente ideata e realizzata dal maestro Renato Casaro, artista, pittore e illustratore tra i più grandi cartellonisti cinematografici italiani. Tra  150 foto splendide, interviste e saggi è possibile ripercorrere le tappe principali della storia del cinema (italiano e internazionale) e dei suoi protagonisti: attori, attrici e registi ma anche architetti, scenografi, costumisti, sartorie e maestranze che hanno contribuito a creare quell’immaginario cinematografico ancora vivo in tutto il mondo. Il volume propone interventi di Giancarlo Di Gregorio, Barbara Goretti, Gaia Casagrande, Elisabetta Bruscolini, Anna Caratini, Serena Giulia Della Porta, Italo Moscati, Nicole Bianchi, Marlon Pellegrini, Cristiana Paternò, Oscar Iarussi, Gianni Canova. (In apertura Veduta della Sala del Cinema Fulgor, mostra-installazione Felliniana – Ferretti sogna Fellini, Palazzina Fellini. Fotografia di ©Andrea Martella).

 

 

Slitta di Ludwig, elemento scenico originale realizzato per il film Ludwig, 1973, regia di Luchino Visconti. Scenografo: Mario Chiari, collezione. Istituto Luce Cinecittà. Fotografia di ©Andrea Martella

 

Ma può una mostra coesistere con le dinamiche di una industria? Per Giancarlo Di Gregorio l’idea e la scommessa più grandi sono quelle di creare un sitema museale di Cinecittà che consenta uno sviluppo dell’attività culturale consapevole e organizzato e che andrebbe di pari passo allo sviluppo industriale degli studi. Nota Barbara Goretti dopo anni di proposte espositive ampliate e divenute permanenti, Cinecittà si Mostra è ancora un materiale “magmatico e ricco di sfide che non sarebbero affrontabili senza una convinzione profonda: è attraverso la narrazione che si attiva il processo di valorizzazione di un patrimonio ad oggi ritornato al pubblico”. In modo davvero sontuoso, basta pensare alle sei sale Backstage (inaugurate nel 2012) dedicate al dietro le quinte del cinema e realizzate grazie agli artigiani di Cinecittà, ai falegnami, architetti, pittori del reparto di scenografia di Cinecittà Studios. Oppure ricordare il percorso Girando a Cinecittà che racconta la storia del cinema e degli Studi su due piani differenti quello filmico (con estratti)  fotografico (con il meglio del patrimonio audiovisivo nazionale) e poi quello dedicato alle maestranze con scenografie, arredi e costumi. Impressiona la dinamicità della proposta che arriva a valorizzare oggetti mitici come la slitta (restaurata per l’occasione) di Ludwig (1973) di Luchino Visconti. Dopo che nel 2020 Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo hanno progettato e realizzato Felliniana – Ferretti sogna Fellini, quest’anno Istituto Luce Cinecittà è tornato in possesso di 25 sculture originali realizzate e comparse in alcuni dei film più celebri di Fellini: La dolce vita, La città delle donne, Il Casanova di Federico Fellini, Intervista. Per Barbara Goretti:”Dopo dieci anni Cinecittà si Mostra è ancora materia viva, capace di metamorfosi continue e animata da una visione che rifugge il pensiero unico ma che vuole spingere il fruitore a pratiche di giudizio critico, senza tralaciare la poesia insita in un luogo da cui traspirano i sogni”. Infine non si può dimenticare il MIAC, il Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema, inaugurato a Cinecittà nel dicembre del 2019, 12 sale: “un’esperienza fisica capace di coinvolgere i sensi e di offrire all’apparato percettivo del visitatore una festa per gli occhi.  Ma doveva anche saper riattivare i circuiti della memoria e stimolare in ciascuno una riflessione sulla propria identità individuale e sociale” (Gianni Canova).

 

Cristo Redentore, scultura scenografica realizzata per il film La dolce vita, 1960, regia di Federico Fellini. Scenografo: Piero Gherardi; scultore: Adriano De Angelis, collezione Istituto Luce Cinecittà. Fotografia di ©Andrea Martella

 

 

Girando a Cinecittà Ingresso. ©Anna Galante

 

 

Veduta parziale dello scivolo toboga e di una soubrette nella Sala Casa di Piacere della mostra-installazione Felliniana – Ferretti sogna Fellini, Palazzina Fellini. Fotografia di ©Andrea Martella

 

Scrivi