Ugo vive in un casermone di periferia con la madre, un’anziana arpia malata e quasi immobile. La timidezza di Ugo sfiora la patologia. Non parla quasi con nessuno e dedica tutte le sue cure a un piccolo orto urbano. La sera spia l’intimità di Erika, una ragazza sbandata con una figlia piccola e un compagno, Franco, un delinquente sbruffone e con il vizio di alzare le mani su di lei. Ugo entra nel loro appartamento quando dormono, e prende per sé dei piccoli souvenir che gli fanno sentire Erika più vicina: biancheria intima, soprammobili e oggetti di scarso valore. Un equilibrio, il loro, fatto di silenzi e segretezza, costruito su solide fondamenta di totale incomunicabilità. Un giorno, tuttavia, l’equilibrio si spezza: Erika si caccia nei guai e Ugo non ci pensa un secondo ad aiutarla infilandosi a sua volta in una situazione pericolosa che lo porterà, a modo suo, a sostituirsi a Franco, sulla cui scomparsa indaga la polizia. Quasi una storia d’eroi è il lavoro più recente di Ettore Gula, un veterano del fumetto con più di vent’anni di lavoro per realtà come Disney e Pixar, pubblicato da Neo Edizioni (pag.298, euro 23) che, di tanto in tanto, sconfina nel territorio del fumetto con opere interessanti come Pompei di Toni Alfano e Tristezza degli argentini Reggiani e Mosquito. Una selezione attenta e parsimoniosa che ha come risultato opere molto particolari, diverse fra loro ma il cui interesse compensa la mancanza voluta di una linea editoriale coerente.

 

 

Quasi una storia d’eroi è un noir sui generis, la cui cifra caratterizzante è un’estrema delicatezza. Tutto è scritto in punta di penna, come se Gula avesse paura di danneggiare la fragilità profonda dei personaggi della sua storia. La violenza, il degrado e la solitudine sono raccontati senza mai premere il piede sull’acceleratore, restando un passo indietro che tuttavia nulla toglie all’efficacia della rappresentazione, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto emotivo della vicenda. Ugo è un abisso, un pozzo senza fondo di amore inespresso unito a un’incapacità invalidante di comunicare le proprie emozioni, una molla che, di fronte a un vero e proprio incidente scatenante, scatta in avanti rilasciando tutto ciò che ha trattenuto in una vita. Erika, dal canto suo, è una sopravvissuta, il suo obiettivo è tirare avanti nonostante le sue dipendenze, per sé stessa e per Nina, la sua bimba appena nata. In tutto questo c’è poco spazio per l’amore. Franco prima e Ugo poi sono fonte di protezione e di sicurezza, un ponte verso un ultimo tentativo di rimettersi a posto mollando tutto per andare da sua madre. Come spesso succede con gli autori completi come Gula, il tratto lavora in sinergia con il testo e i suoi disegni esprimono per immagini quello che la sua narrazione esprime con le parole. Il segno grafico pulito e vagamente cartoonesco è potente nella sua sintesi, non si perde in dettagli cruenti mettendo in evidenza piuttosto l’interiorità e le debolezze di un gruppo di protagonisti vulnerabili e danneggiati ognuno a modo suo. Ettore Gula racconta di come le persone sanguinano in silenzio o quasi, ogni giorno, cercando sollievo con discrezione in gesti semplici come donare la verdura del proprio orto, e di come quotidianamente sopportano tante piccole o grandi angherie anche solo per non aggiungere solitudine alla solitudine.

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