«Eravamo una splendida copia di Babilonia e siamo finiti col fare concorrenza a Lourdes», dice costernato lo sceneggiatore hollywoodiano Leander Plaice. Ha un bicchiere in mano e attorno a lui, nel ristorante hollywoodiano del sedicente Arciduca, c’è un gran trambusto: accade infatti che, proprio mentre gli studios si contendono i diritti delle Sacre Scritture per alimentare il successo del nuovo filone biblico, una semplice segretaria di edizione, la Signorina Pratt, chiamata dal regista italiano Alessandro Sporcaccione a interpretare Sant’Anna di Beaumont, s’è messa a fare veri miracoli, guarendo la folla di autentici disgraziati voluti come comparse dal maestro del realismo e mettendo a soqquadro la fruttuosa routine dell’intera Mecca del cinema…
Non proprio un giorno della locusta alla Nathanael West, ma un giorno da aragoste sì, anzi da aragosta avventata, The Unthinking Lobster, come recita il surreale titolo originale di Miracolo a Hollywood , la pièce di Orson Welles nel cui cuore questa scena si svolge. A riportarla alla luce, a 70 anni di distanza dalla sua prima apparizione, ci ha pensato pochi mesi fa Gianfranco Giagni, che dopo aver trovato in una libreria d’antiquariato una vecchia edizione francese del 1952 (l’unica mai apparsa, di cui riprende anche il titolo), ha pensato bene di tradurla per Sellerio, seguendo quello spirito filologico da wellesiano doc che lo aveva già animato per il documentario Rosabella: La storia italiana di Orson Welles, firmato nel 1993 assieme a quell’altro magnifico ossesso wellesiano che è stato Ciro Giorgini.

 

 

 

Di ossessioni, del resto Orson Welles è nutrito da sempre e lo spirito che aleggia in questo suo testo teatrale ne è una lampante testimonianza: l’amplesso tra la finzione e la verità che agita ogni pensiero wellesiano nell’inverno della sua disgrazia si traduce qui in una sorta di allucinazione cinica e irridente, che trasfigura la volgare pulsione commerciale della Babilonia cinematografica nella performance sacra/profana di un vero miracolo. Folgorata sulle vie di Hollywood, la banalissima segretaria di edizione, che si vede trasformata da improvvisata attrice neorealista in involontaria santa, è una sorta di catalizzatore che innesca il tormento del dubbio nel cuore di produttori, sceneggiatori, influenti giornaliste e cicisbei del sottobosco degli studios. Lo sconcerto che anima tutti i personaggi della pièce è quello che coglie i mercanti nel tempio cinematografico, sospesi tra la sacra finzione su cui lucrano e la gratuità del miracolo occorso sul loro set… La verità del miracolo prodotto in seno al set mina infatti alle fondamenta il potere della finzione cinematografica, facendo vacillare quel patto di fiducia tra il cinema e il suo pubblico, che altro non è che la versione profana del patto di fede su cui si basa il rapporto tra le religioni e i credenti…
The Unthinking Lobster fu scritto da Orson Welles proprio nel vivo del suo esilio hollywoodiano e, come ricostruisce Giagni nell’articolato saggio che segue il testo nell’edizione Sellerio, fu messo in scena solo a Parigi la sera del 15 giugno 1950, in apertura di The Blessed and the Damned, geniale e complicatissimo spettacolo il cui allestimento procurò non pochi problemi a Orson Welles e che fu replicato solo per quattro settimane. Nel primo dei due atti che compongono Miracolo a Hollywood vengono proiettate delle scene che si immaginano girate sul set del film The Miracle of St. Anne, dove il miracoloso evento s’è prodotto. Immagini che sono oggi conservate negli archivi dell’UCLA e sono anche visibili in parte online. L’edizione italiana Sellerio ha in realtà anche un valore universale, perché ha riportato alla luce un testo che non ha mai avuto un’edizione in inglese e che non era reperibile sin dall’edizione francese del 1953.

La pagina del libro sul sito Sellerio

 

The Miracle of St. Anne

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