Che avesse un po’ i contorni della favola è abbastanza evidente, basti pensare che molte delle sue produzioni erano girate nel Castello di Giove, in piena Umbria, acquisito per l’occasione dal patron Charles Band. Eppure basta altrettanto poco per liquidare l’avventura della Full Moon Features, che a cavallo fra gli anni ottanta e novanta ha rimpolpato le file del settore direct-to-video, con l’obiettivo di dare vita a una sorta di factory a basso costo, sognando l’impossibile primato di un mercato casalingo in cui coltivare l’indipendenza del cinema di genere (e qui, le orecchie degli accaniti sostenitori delle Netflix del caso dovrebbero fischiare non poco). Che ci sia riuscita o meno è materia per gli storici, che però meritano di potersi confrontare a distanza con quelle produzioni. L’occasione è ora offerta da DigitMovies, label che, dopo l’acquisizione di Home Movies, oggi produce e distribuisce i titoli della collana Fright Vision, dedicata, per l’appunto, al catalogo della “Luna piena”. L’uscita del mese, Meridian, ci propone in tal modo la Full Moon all’apice della sua ambizione, in una particolare rivisitazione de La bella e la bestia girata dallo stesso Band fra il già citato Castello di Giove e il Parco dei Mostri di Bomarzo dove, in una suggestiva circolarità, i circensi al centro dell’intreccio raggiungono e infine abbandonano il nostro mondo, passando dalla celebre bocca dell’Orco. Tra loro ci sono i gemelli Lawrence e Oliver, di opposto carattere ma entrambi afflitti da una maledizione eterna che costringe il più buono dei due a trasformarsi in bestia ogni volta che si innamora. A fare da ago della bilancia tra la salvezza e la perdizione è la giovane Catherine, signora del castello, l’unica che potrebbe salvare Oliver con il suo amore.

 

 

L’aspetto fiabesco della rivisitazione è sorretto da una visualità patinata e da un continuo andirivieni tra realtà e sogno che, incarnato nel dualismo dei gemelli, crea una continua vertigine fra apparenza e realtà e tra fiaba e dramma. Certo, nell’abuso di lirismo poetico, il film genera una certa confusione narrativa, ma resta l’interesse per un tipo di horror che rifugge l’ironia dell’epoca per porsi quale prodotto con una certa aspirazione, che tenta di giocare le sue carte nel territorio più autoriale e di revival gotico, che al tempo interessava tanto la televisione (il telefilm La bella e la bestia con Linda Hamilton e Ron Perlman) quanto il cinema (si pensi a La sposa promessa di Franc Roddam o Gothic di Ken Russell). E almeno su un punto centra l’obiettivo, se consideriamo quanto il lavoro di Greg Cannom sulla Bestia anticipi quello dello stesso artista sul Dracula di Francis Ford Coppola. A lui si aggiungono le musiche di Pino Donaggio e i nomi del direttore della fotografia Mac Ahlberg e dello sceneggiatore Dennis Paoli, entrambi noti per il Re-animator di Stuart Gordon.

 

 

Certo, risulta altrettanto difficile non notare come l’ambizione debba tenere conto della destinazione in un mercato più del solito vorace e attento al sensazionalismo, tanto che la vicenda “seria” scivola senza soluzione di continuità nel soft-core, attraverso i nudi generosamente esibiti dalle procaci protagoniste. Prima fra tutte la Sherilyn Fenn oggi più nota per Twin Peaks, ma che all’epoca gravitava alquanto nei territorio del dramma erotico/patinato, basti ricordare Congiunzione di due lune, di Zalman King. Così, il coacervo di influenze non fa altro che ampliare la vertigine fra ambizione e risultato, che resta interessante testimonianza di un’epoca e delle sue contraddizioni. Bene quindi il recupero da parte di una collana che dopo l’esordio più prestigioso con Castle Freak di Stuart Gordon, ora esplora queste derive maggiormente ibride. Il film è presentato sia nei formati DVD che Blu-Ray, con cover reversibile che riecheggia tanto il classico artwork della vhs (da noi la distribuiva la Videogram) quanto uno nuovo per la riedizione in digitale. All’interno del disco si ritrovano anche il trailer e il backstage pure presenti nelle vhs, che ci ricordano quanto la Full Moon nonostante tutto cercasse in ogni modo di anticipare i tempi. In questo senso, la sua riscoperta appare un tassello non secondario per capire i flussi del mercato nella transizione che dal dominio assoluto della sala ha poi portato alla frammentazione d’offerta del presente.

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