Radicalized  (Mondadori, pag.298, euro 15) è una raccolta di quattro racconti scritta da Cory Doctorow. Nel primo racconto, Pane non autorizzato, una migrante scappa in America per rifarsi una vita, passando dai campi profughi a una società in cui la tecnologia rispecchia fedelmente l’ingiustizia sociale che la caratterizza. Dagli ascensori che danno la priorità a chi paga gli appartamenti a prezzo pieno e solo dopo servono i cittadini delle fasce più deboli che pagano gli appartamenti a prezzo agevolato, al forno che cuoce solo alimenti autorizzati dalla ditta produttrice. Ma ogni sistema sociale, anche il più ingiusto, ha le sue falle strutturali che una comunità intraprendente può sfruttare per riportare la giustizia. Nel secondo racconto, Minoranza modello, un supereroe ispirato a Superman, American Eagle, ferma una pattuglia di poliziotti mentre sta pestando un nero. L’eroe si prende a cuore il caso, dandogli un’eco mediatica planetaria. Peccato che, come Superman, American Eagle sia un alieno. E, di conseguenza, un immigrato. Insomma, un non bianco. Con tutte le implicazioni politiche del caso. Il terzo racconto, Radicalizzati, racconta di come un forum di mutuo supporto per i parenti delle vittime di tumori non curate dal sistema sanitario privato prende una piega stile 4chan per poi dare origine a una serie di attentati che bersagliano le sedi delle assicurazioni. Il quarto racconto è ispirato al classico di Poe, La maschera della morte rossa, e ne trasporta la vicenda in un bunker costruito da un ricco per isolare sé stesso e una piccola èlite da lui selezionata dall’apocalisse che impazza nel mondo.

 

 

Cory Doctorow cavalca la fantascienza più politica e radicale, che ricorda per certi aspetti John Brunner e per certi altri il George Martin della saga Wild Cards, con il piede a tavoletta sull’acceleratore. La critica contro il sistema capitalista in primis, ma anche contro il razzismo, viene lanciata in maniera diretta, frontale, a passo di carica. E va a segno. Eccome se ci va. Sarà forse per la vicinanza fra le idee di chi scrive e le posizioni politiche espresse in Radicalized, ma i racconti di Cory Doctorow riescono a generare quel moto di indignazione, anzi, di genuina incazzatura che fa stringere i denti e imprecare sottovoce mentre scorrono le pagine del libro, per quel suo modo di pizzicare le corde dell’ingiustizia, la disuguaglianza profonda che sta alla base di un sistema, quello liberista, che elegge a dogma la differenza sociale nella più discriminatoria delle sue accezioni. Doctorow non si tira indietro. Tocca nervi scoperti che, nonostante l’ambientazione fantascientifica, sono quelli del mondo di oggi, un mondo in cui gli ultimi devono restare tranquilli al loro posto, in cui gli esclusi non devono rompere i coglioni e se solo ci provano li aspetta il manganello. Perché la violenza in Radicalized non viene stupidamente celebrata, ma nemmeno edulcorata o negata fingendo di guardare altrove, come un’anima bella. Doctorow accetta la violenza come dato di fatto, come parte integrante della dimensione politica dell’essere umano e come esito possibile, e non sempre senza risultato, dell’esasperazione di tutte quelle dinamiche che vedono attribuire una diversa cittadinanza nella società, e di conseguenza diversi diritti e diversi doveri, a seconda del conto in banca e della fascia di reddito che si occupa. Radicalized è un libro figlio del suo tempo, un’opera nata al tempo delle grandi migrazioni di massa, della presidenza Trump, del turbo liberismo rampante e della progressiva esasperazione dei toni del conflitto sociale amplificati dalla comunicazione social. Cory Doctorow è l’ennesima testimonianza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di come la speculative fiction sia il genere più di tutti in grado di cogliere la complessità del reale, forse l’unico dotato dell’armamentario concettuale necessario. Radicalized è un’opera coraggiosa, che si sporca le mani e prende posizioni decise, a volte estreme, ma mai facili.

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