Romanzo mondo, romanzo futuro: Le Radici del Male, di Maurice Dantec

Andreas Schaltzmann è una psiche devastata prodotto dell’ambiente familiare ma anche sociale in cui è vissuto, un tritacarne caotico che ne fa un animale braccato da nazisti mai realmente sconfitti in combutta con alieni provenienti da Vega che tirano segretamente le fila della civiltà umana. Schaltzmann si difende, uccidendo le sue vittime e bevendone il sangue per combattere l’effetto delle armi aliene che lo uccidono gradualmente a distanza. Ma il suo incubo non può durare a lungo e quando una task force di cui fa parte Arthur Darquandier, detto Dark, un ingegnere che si avvale di una matrice cognitiva costruita sulla sua personalità, il testimone della narrazione passa a lui che, negli anni, si ritrova a ricomporre un enigma che parte dall’attribuzione allo stesso Schaltzmann di una serie di delitti che no, questa volta non ha commesso. Insieme alla sua creazione, chiamata Dottor Schizo, Darquandier riannoderà i fili di un arazzo feroce e complesso. Le Radici del Male (Minimum Fax, pag.641, euro 21), di Maurice Dantec, è un libro mondo con un forte potere di anticipazione (è uscito in Francia nel 1995). Un mondo di complessità e di caos, terreno di sviluppo ideale per predatori che in un ecosistema con tali caratteristiche sono in grado di prosperare decifrando quasi a istinto le dinamiche sotterranee che lo fanno funzionare in una fitta rete di simboli occulti che vanno a comporre un linguaggio esoterico che separa le vittime dai carnefici, dove per vittime s’intendono sia le persone uccise sia un cane rabbioso suo malgrado reso espiatorio come Schaltzmann, protagonista di un inizio dal ritmo assurdamente tirato, in accelerazione costante che tira a fondo il lettore per poi mollarlo al centro di un’indagine multilivello che va dai trope classici del thriller a un rizoma cognitivo, etico e metafisico insieme.

 

 

Un romanzo ctonio, Le Radici del Male, con un protagonista che esplora tutto ciò che sta sotto la linea di superficie come un tunnel rat in Viet Nam, con la torcia elettrica incarnata in una matrice cognitiva che richiama in maniera sbalorditivamente familiare il concetto attuale di IA, capace di mutare incorporando personalità e schemi di ragionamento, prima Darquandier e poi Schaltzmann, evolvendo fino a giungere al limite ipotetico di un ciclo vitale che non contempla la crescita esponenziale all’infinito. La lotta è atavica e filosofica, la ragione che tenta di portare ordine come processo costruttivo e dinamico contro l’irriducibile componente ferina del predatore mimetico che riporta il mondo sui binari della caccia, del fight-flight, della catena alimentare ricostruendoli con un linguaggio adatto a reclutare i carnivori e separarli dagli erbivori. Il lavoro di Dantec è immenso, un volume monstre di oltre seicento pagine che realizza un costrutto letterario sfaccettato e multidimensionale, thriller come indagine filosofica intorno all’entropia e alla tendenza ordinatrice come componenti irriducibili del mondo ma, soprattutto, dell’essere umano, reagenti esplosivi che vanno a prendere fuoco prima in un’ascensione sincretica con l’evoluzione per assimilazione del Dottor Schizo e successivamente con una resa dei conti totale in cui tutto viene giù. Le Radici del Male è un’opera grande in tutti i sensi, scritta da un autore che ci ha visto lungo e ristampata con un tempismo che ha del sinistro.