Un concentrato di James Gunn: Peacemaker, la serie TV che capitalizza il successo di The Suicide Squad

Alla fine di The Suicide Squad abbiamo lasciato Peacemaker, il supereroe ultraconservatore interpretato dal wrestler John Cena, in un letto d’ospedale, salvato per il rotto della cuffia dopo essersi preso una pallottola nel collo da Bloodsport dopo essersi rivelato un traditore e aver ucciso Rick Flag, il leader della Task Force X. Nella serie a lui dedicata lo troviamo guarito e pronto, in un modo o nell’altro, a riprendere in mano la sua sgangherata vita. Peccato che per Peacemaker non sia ancora giunto il momento di appendere il celebre elmetto argentato al chiodo, dovrà prima fare i conti con un’invasione aliena e con suo padre, un suprematista bianco con un cervello da inventore e la versione economica della tuta potenziata di Iron Man. In un universo cinematografico composto da opere nettamente meno riuscite rispetto alla concorrenza targata Marvel Studios, James Gunn pare aver fatto il miracolo. Qualcuno potrebbe obiettare che, non a caso, a risollevare le sorti del DCU sia proprio un regista proveniente dalla scuderia Marvel, non di meno il risultato l’ha portato a casa a mani basse. The Suicide Squad funziona, al contrario del precedente film con protagonisti i villain costretti a intraprendere missioni suicide in cambio di uno sconto di pena, forse perché si distacca da tutti gli altri film con protagonisti Batman & soci.

 

 

A James Gunn viene data carta bianca e lui fa esattamente lo stesso lavoro che ha fatto con i due film della saga dei Guardiani della Galassia: a una costruzione solida di suo aggiunge personaggi tanto cazzari quanto carismatici e schiaccia a tavoletta sull’elemento comedy sfornando pellicole estremamente divertenti che fanno spaccare dal ridere. In The Suicide Squad, vista la natura del progetto, calca poi la mano sulla violenza e, con una spruzzata di gore, offre allo spettatore il miglior film del DCU finora prodotto. Da qui la scelta di capitalizzare il successo della pellicola dedicando una serie TV a uno dei personaggi più carismatici e divertenti di tutto il film. Il risultato? Anzitutto, John Cena riesce tranquillamente a portarsi tutta la serie sulle spalle. Con quella faccia ai confini dello slapstick e la parlata sciolta che già sui ring della WWE lo aveva reso una delle top star della federazione con all’attivo diversi segmenti memorabili al microfono, Cena ha il physique du role, la presenza scenica e le doti recitative adatte a reggere in scioltezza una serie scritta da James Gunn. Ed è qui che sta la criticità di Peacemaker. La serie è molto, forse troppo James Gunn. La sua scrittura porta all’estremo la sua poetica, per cui ogni singolo istante di ogni singolo episodio dev’essere cazzaro all’eccesso, ogni dialogo dev’essere sopra le righe e tutto viene sempre buttato in caciara. Anche la violenza, presente in dosi tutt’altro che parsimoniose, finisce per risultare più cartoonesca che adrenalinica o inquietante. Peacemaker è una serie totalmente sbilanciata sull’elemento comico à la Gunn. Tutto ciò finisce per penalizzare questo primo spin off di The Suicide Squad? Dipende. Per chi cerca una serie comica no. Chi ha voglia di farsi quattro risate grasse si troverà a suo agio guardando Peacemaker. L’importante è non aspettarsi tensione, suspense o una serie dura stile Daredevil di Netflix. Poi James Gunn è fatto così, o lo ami o lo odi, viene dalla Troma e con le mezze misure non ha propriamente un buon rapporto. A ogni modo, che la si apprezzi o meno, la serie è una testimonianza della vitalità e della voglia di sperimentare di un genere che in molti si ostinano invano a dare per finito.