La morte di Valerio Evangelisti è un sisma che sta scuotendo, proprio mentre questo pezzo viene scritto, la comunità degli appassionati del fantastico. Sì, perché uno degli ambiti in cui l’attività del Magister si è espressa con maggior forza è proprio tutta quella letteratura che si raccoglie sotto il termine ombrello di speculative fiction, anche se l’attività del padre dell’inquisitore Nicolas Eymerich va molto oltre, pur senza mai smettere una direzione che nella produzione di Evangelisti ha sempre brillato come la luce di una stella polare: la militanza. La sua scrittura è una scrittura militante, e ogni sua opera segna le coordinate di un punto preciso sulla mappa di un immaginario che è critica profonda al capitalismo, alla repressione, alla prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina alla Banda Bonnot, passando per la lotta di classe nell’Emilia Romagna del diciannovesimo secolo e il caso Battisti, il lavoro di ricerca e divulgazione di Valerio Evangelisti indagano la Storia dei movimenti di opposizione al capitale con la lucidità impietosa di chi desidera che, più che schierarsi, il lettore pensi e si convinca da sé della forza delle sue idee. Ed è sempre la Storia uno dei grandi focus dell’opera letteraria di Evangelisti che, in un’ideale continuità con la sua produzione saggistica, scrive diverse serie di romanzi che raccontano storie di ribellione al Sistema scartando abilmente l’opzione dell’agiografia in favore di una narrazione dura e incisiva, sporca di terra e di sangue che testimonia la profonda verità dell’aforisma di Mao Tse Tung:

La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza.

La Storia che racconta Evangelisti nei suoi romanzi è un processo spietato, da cui spesso non si esce vivi e in cui, politicamente, ogni centimetro è conquistato a caro prezzo. Che si tratti dei sindacalisti della Trilogia Americana, dei pirati del ciclo omonimo, dei rivoluzionari del Ciclo Messicano o dei braccianti romagnoli della trilogia Il Sole dell’Avvenire, il messaggio arriva sempre forte e chiaro: la libertà non è gratis, è uno sforzo collettivo contro chi è pronto a vender cara la pelle. Se i romanzi storici di Valerio Evangelisti costituiscono un corpus monumentale, parliamo di undici romanzi che esplorano epoche diverse, come accennavamo in apertura la piena potenza del Magister come narratore si è dispiegata, sia per la qualità della produzione sia per la sua influenza, nell’ambito della narrativa fantastica. Il suo Nicolas Eymerich, l’inquisitore dominicano che proietta la sua ombra oltre la morte, nelle pieghe di un futuro nero e disperato è un’icona, un monumento alle potenzialità in larga parte inespresse del fantastico italiano. Insieme a Pantera, il pistolero stregone che di Eymerich è per molti aspetti l’esatto opposto, l’inflessibile inquisitore è uno dei fili conduttori di un universo narrativo di ampio respiro, che va dal medioevo europeo a un futuro in cui la guerra continua quasi da sola, quasi come uno spasmo post mortem che scuote il cadavere di una civiltà umana giunta ormai alla fine, una creazione complessa e articolata che, al di là di una presa di posizione continua e e senza mezzi termini di cui non abbiamo mai smesso di sentire il bisogno, ci trasmette un’altra enorme lezione di un maestro della narrativa fantastica come Valerio Evangelisti: si può.

 

 

 

 

Si può scrivere speculative fiction a testa alta senza timore di misurarsi con i grandi della scena internazionale. Si può fare, e ci si può credere, anche in un paese che vive un pregiudizio retrogrado quanto immotivato nei confronti della narrativa di genere. Si può inventare un mondo che esce dalle pagine dei romanzi per diventare fumetti, giochi di ruolo e videogames, e farlo prima che tutti si riempiano la bocca con il termine transmediale. Si può creare una comunità, da una rivista di altissimo livello come la sua Carmilla Online alla moltitudine di scrittori, lettori, amici e appassionati che in queste ore piangono la morte di un maestro, di un ispiratore e di uno che non ha mollato mai. Chi scrive ha passato ore a esaltarsi su libri esplosivi come Metallo Urlante sperando, presto o tardi, di poter creare qualcosa che si possa realmente dire a esso ispirato. Tanti di noi devono qualcosa a Valerio Evangelisti. Hasta Siempre, Magister, ci hai insegnato che si può.

Scrivi