Ha pianto ricevendo la Palma d’Oro da Sharon Stone. E abbracciando Spike Lee che con la sua gaffe le aveva “rovinato la sorpresa”: cominciando dalla fine, si era lasciato sfuggire un Titane troppo in anticipo sui tempi del cerimoniale…Julia Ducournau, parigina, ha una doppia laurea, in Lettere moderne e in Inglese, ottenuta alla Sorbona. Ha studiato sceneggiatura alla prestigiosissima FEMIS (École nationale supérieure des métiers de l’image et du son). Con il suo primo corto, Junior, nel 2011 ha vinto il Petit Rail d’Or a Cannes. Poi, col suo primo film Raw (Grave), sempre sulla Croisette nel 2016, ha conquistato 6 nomination ai Cesar, gli Oscar francesi. Era la storia horror di una relazione cannibale. Ma lì c’erano due madri e un piccolo.

 

 

 

 

 

Il casting
È stato un casting molto impegnativo. Volevo una persona sconosciuta, un volto nuovo, perché sapevo che se avessi avuto un’attrice conosciuta nel mio film, le persone avrebbero proiettato il suo vissuto, la carriera, le sue scelte sulla sua trasformazione e poteva suonare  falso.  Per poterci mettere in relazione con la sua trasformazione e credere che stia davvero diventando quella persona e non qualcuno che indossa solo dei costumi, avevo bisogno di qualcuno che fosse una tela bianca. E doveva essere molto androgina. Ecco perché, durante il casting ho guardato per il ruolo sia le donne che gli uomini. Avevo bisogno di un volto, un volto nuovo, e non era una questione di genere.

 

 

L’amore ci rende ciò che siamo
Sì è vero, Alexis è incinta, dopo aver fatto sesso con una Cadillac. Un maschio, una femmina, una macchina? Non è importante cosa sarà. Per me il concetto di genere sessuale non esiste più. E neanche nel nostro mondo, credo ormai. È l’amore che ci rende ciò che siamo. Solo l’amore. La fluidità di genere è un argomento e non è un argomento per me. Nel senso che è uno dei temi principali del film, ma non è un tema per il quale avevo un obiettivo. Nel film non c’è nulla di politico. È solo il modo in cui vedo il mondo, in modo naturale, senza costrizioni. Vedo il mondo come dovrebbe essere: fluido, e ogni momento più fluido.

 

 

 

Titane fra Cronenberg e Hitchcock
Titane non è nato per scandalizzare. È un film d’amore. Il mio amore per il cinema: David Cronenberg e Alfred Hitchcock su tutti. E l’amore di un padre che ha perso il figlio e una figlia che cerca quel padre che non ha mai avuto. L’amore, meglio il bisogno e la mancanza d’amore, fanno fare strane cose. In realtà è un film sulla paternità esattamente come Tre piani di Nanni Moretti che ho amato tantissimo. solo che qui i padri sono due. Alexis, la protogonista, si “divide” tra quello “adottivo” interpretato da Lindon e quello biologico (ndr interpretato da un altro regista che Julia ama tantissimo: Bertrand Bonello). Sono due padri in contrasto. Quello di Lindon cerca di riempire il vuoto dell’altro. Lui vuole costruire quel legame che l’altro ha negato da subito.

 

Come La donna che visse due volte
Alexis, la protagonista, fa cose terribili, come vediamo fin da subito. Ma poi l’amore di questo padre che cerca disperatamente di conquistarla, credendola il figlio perso da piccolo, la cambia. Il nascondere il suo corpo e il suo sesso sono in funzione di questo. Lei, finché ci riesce, cerca di assecondare il suo desiderio d’amore. Anche se lei non è suo figlio… Ma entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro. Alexis cerca di scappare, ma non può. Il bisogno d’amore la riporta da lui. Alexis scappa perché l’amore a volte è troppo. Assorbe troppo. Il padre ossessionato dal figlio che si è convinto di aver ritrovato, è divorante. È come in La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock. Anche lì James Stewart costruisce e divora il suo oggetto d’amore, interpretato da Kim Novak. L’ho rivisto prima di cominciare a girare. anche qui un amore che non chiede permessi. Che si impone e basta. Sbagliando.

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