Doveva essere un cortometraggio da proiettare qualche volta al Nuovo Sacher, invece è diventato il film più iconico di Nanni Moretti e quella passeggiata in Vespa lungo le strade di Roma resta, a distanza di ventisette anni, un grande pezzo di cinema e di leggerezza. Leggendo i diari scritti durante la lavorazione di Caro Diario (uscito in sala in versione restaurata da StudioCanal e distribuito dalla Cineteca di Bologna), Nanni Moretti, in piedi davanti al microfono e con pochi fogli in mano, racconta al suo pubblico il lungo e travagliato processo creativo del film, i pensieri di un regista rivolti a sé stesso, le riflessioni sul fare cinema che sconfinano spesso in sguardi sul mondo che ci circonda. Condivisione preziosa, che porta lo spettatore a vivere a parole i mesi sul set. In Vespa, Isole e Medici. Tra attori capricciosi, tempi da incastrare, elicotteri e scene sfocate da rifare. E poi la musica, mai elemento secondario nel cinema di Moretti, che qui ha il compito di suggerire il tono e di cambiare impercettibilmente gli umori, tra la commedia e quella sospensione del sentire di cui è fatto Caro diaro.  Nei quasi 55 minuti di lettura che precedono la proiezione, si ripercorre un film che il tempo non sembra scalfire, si scoprono segreti che lo rendono ancora più vivo e si riesce persino ad immaginare i set dei film a venire. «Penso che non ho tanta capacità per fare questo mestiere». «Oggi non sono stato lucido, non sono stato bravo, non sono stato freddo, non sono stato veloce. Ho sprecato tanto tempo e tanti soldi. Invece mi piacerebbe essere bravo».

 

 

Se l’intimità in Caro diario si era trasformata sullo schermo in un ritratto quasi collettivo, ora, con le letture che il regista di Palombella rossa porta in alcuni cinema italiani, si innesca un meccanismo che ne moltiplica la forza, facendone uno spettacolo tanto personale quanto universale, attuale e vibrante. «Dobbiamo andare in elicottero sul vulcano Stromboli – racconta Moretti con divertimento e passione -. Il produttore non mi rassicura: dice ‘Certo, un margine di rischio c’è sempre’. La sera a cena, Renato Carpentieri scherza con Antonio Neiwiller: ‘L’elicottero cadrà e i giornali titoleranno: Muore Nanni Moretti e muoiono due attori napoletani. Saremo solo due attori napoletani’». Il film va avanti e diventa tangibile, esce in sala, vince il premio per la regia a Cannes. Ma in quelle settimane muoiono Federico Fellini e lo stesso Neiwiller. “sento cedere le gambe” dice Moretti mentre entra nel teatro 5 di Cinecittà per l’ultimo saluto al maestro. La commozione si impenna, in sala sembra farsi ancora più silenzio. Un uomo, davanti ad un microfono e con pochi fogli in mano sta per lasciare al pubblico il suo film. Poche note musicali, poche parole ancora. «Sono in treno. Mi chiedo perché sto facendo questi incontri col pubblico. Mi chiedo se riesco a dire qualcosa, a parlare del film, del mio lavoro, ma mi sembra di non riuscire a comunicare nulla».

 

Scrivi