Con il suo stile essenziale, quasi brusco, Catherine Deneuve si è detta  «orgogliosa del Leone d’oro alla carriera» un riconoscimento che conferma il suo legame con il cinema italiano: «Per me è stato davvero importante». Alla conferenza stampa si presenta con la bandiera dell’Ucraina sulla camicia viola, ma non parla di politica: «È una camicia. Ho deciso di indossarla. Non c’è niente di speciale. Non voglio parlare, la mia scelta la porto sul mio corpo. Le parole sarebbero travisate. È il mio modo di dire che so cosa succede nel mondo. E che ovviamente vorrei che la guerra finisse, che la pace tornasse prima possibile».

 

 

 

La prima volta

La mia prima volta a Venezia me la ricordo bene. Era il 1967 e con Bella di giorno di Luis Buñuel vincemmo il Leone d’Oro. Un bel battesimo, no!? Ero giovane. Bionda coi capelli lunghi. Mi definirono sex symbol ma io non mi sono mai sentita tale. Ci mancherebbe… Forse perché appunto ero bionda coi capelli lunghi. Ma non ho mai posato in atteggiamenti sexy. Non troverete mie foto ammiccanti. Anzi devo dire che è stato difficile mantenere per anni questo look. Anche se, sinceramente, per me non ha mai importato più di tanto. Ho fatto la mia vita. Ho cresciuto i figli da sola, il che non è stato sempre facile. Questo sì lo riconosco.

 

I miei registi

Sono sempre innamorata del mio lavoro. Da quando Jacques Demy mi ha preso per mano e condotta dentro a questo mondo. Avevo fatto davvero poco, prima che lui mi scegliesse per Les Parapluies de Cherbourg. Lui, François Truffaut e André Téchiné sono i registi a cui devo di più. Non so dire a quali dei miei film sono più legata. Sono legata a loro tre, questo sì. Li conosco, conosco i loro mondi. E so che loro conoscono me. Mi piace lavorare coi giovani, gli esordienti: ma è più difficile. A volte sono famosi senza avere esperienza.

 

Bella di giorno (1967)

 

Amo andare in sala

Voglio andare al cinema. Mi piace vedere i film in sala, scoprirli e innamorarmi di storie e personaggi al buio, seduta vicino a uno sconosciuto. Il cinema per me è ancora questo. E continua a essere il mio lavoro. Ho appena finito una commedia che parla dell’ex presidente Jacques Chirac e di sua moglie Bernadette. Con leggerezza, diciamo. E tra poco, in Belgio, comincio Funny Birds. Reciterò in una fattoria, circondata dalle galline…

 

Zero rimpianti

Mai avuto rimpianti. Mai stata questo tipo di persona. Non mi piace fare confronti tra la donna che sono oggi e quella che ero. Come attrice, ho la fortuna di vivere in Europa e non negli USA dove il confronto con le colleghe più giovani è un’ossessione. Del resto lì già negli anni Cinquanta a 35 anni eri matura. Oggi va meglio, ma in Europa è davvero tutto diverso. Il fatto è che nella vita è solo questione di fortuna. E di accettare le sfide. Perché se una cosa è giusta o sbagliata lo scopri dopo, a cosa fatta. e allora io non amo guardarmi indietro. Non l’ho mai fatto. Come non ho mai recriminato sulle decisioni prese. A chi mi chiede consigli, dico che non li so dare. Fai. Poi vedi come va. Ti correggi. O ti premi. Ma soprattutto fai di testa tua. Sii te stessa. Non ascoltare nessuno.

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