21 anni nel XXI Secolo: a Cannes77 Caught by the Tides di Jia Zhang-ke

21 anni nel XXI secolo, in Cina: Jia Zhang-ke dilaga nel tempo, fluido come le maree che evoca nel titolo e come gli strumenti che utilizza. Minimale e trasparente come le storie che racconta, i personaggi che segue. In Concorso a Cannes77 c’è Caught by the Tides (Feng Liu Yi Dai), scansione di un ventennio che prometteva il futuro e, nella prospettiva cinese, ha riscritto destini e equilibri. Still life a sfondo perduto, partendo dal 2001 e arrivando al 2022. Nemmeno troppo still, a dire il vero, perché poi di mezzo ci sono stravolgimenti epocali, la Valle delle Tre Gole inondata per costruire la grande diga, popolazioni sfollate per fare spazio all’acqua e, anni dopo, popolazioni costrette in casa per contenere un virus… Difficile stare, difficile andare, proprio come la marea che monta e che scende: sarà per questo che la scena più potente di questo suo nuovo film Jia Zhang-ke la scrive sul corpo di Tao Zhao, la sua attrice feticcio, che tenta più e più volte di alzarsi e andare via ma è trattenuta dall’altro suo attore feticcio, Li Zhubin, che la spinge indietro, la costringe a risedersi testardamente…Come un’onda che ritorna, Thao Zhao è Qiaoqiao, presenza senza parola ma non muta (la vediamo cantare) imprigionata nelle maree del suo tempo assieme all’uomo che ama, Bin, che è appunto Li Zhubin.
 
 

 
Fantasma di un’intera filmografia di Jia, Thao Zhao la troviamo nel 2001 a Datong, nordest della Cina, frammento di storytelling disperso nelle immagini che Jia Zhangke ha girato lì nel corso degli anni, con la sua videocamera che via via è progredita: ché questo, ovviamente, è anche un document(ari)o sull’evoluzione del filmare, dall’analogico al digitale, passando per accenni di scansione del frame e anche di visione sferica… L’assemblaggio delle immagini è frutto del confinamento, dice Jia: “In tutti questi anni ho cercato le connessioni sotterranee in quelle immagini ed è solo nel 2022, durante il confinamento del Covid, che ho sentito le storie formarsi nel quadro di questi due decenni di immagini”. È evidentemente una questione di tempo, Caught by the Tides, di destituzione delle vite e di restituzione della narrazione alla vita, al filmare a grado zero.Bin a un certo punto va via, verso sud, in cerca di altro e Qiaoqiao, innamorata, resta sola ad attenderlo, inutilmente.
 

 
E allora parte pure lei, lo raggiunge nella provincia di Hubei, dove intanto si sfolla la popolazione e le Tre Gole stanno per stravolgere il paesaggio. Si ritroveranno solo anni dopo, quando tutto è diverso, pure loro, che nel frattempo sono invecchiati: le mascherine coprono la loro bocca, ma gli occhi sono sempre quelli. Il melodramma è silenzioso, quieto ma non indifferente: difficile parlare in questo film. E difficile anche parlare di questo film, perché davvero abita solo lo sguardo, si trattiene nelle immagini e si intrattiene col tempo che sta in esse. Ripensamento filmico di una filmografia che, d’altro canto, ha filmato sempre il presente come fosse il futuro e il passato come fosse presente, tenendosi alla larga dalla flagranza dell’esserci, per costruire dinamiche di adattamento alla malinconia che si impossessa del tempo. L’impermanenza del paesaggio battuta dalla permanenza delle immagini… E in mezzo i corpi, frammenti di vite che cambiano in silenzio, senza disagio. Proprio come le immagini ripensate e assemblate da Jia Zhang-ke: formati e forme in divenire assieme al tempo, mute testimonianze di ciò che esiste e che resiste: nome proprio Qiaoqiao, dal passato al futuro, seguendo il flusso di una maratona che corre nella notte, su pattini a rotelle luminosi….