Una doppia e antitetica ambizione guida il breve racconto della regista portoghese Rita Nunes. Da una parte quella di saldare il racconto di un amore platonico ai tempi dei social media nel quale è decisiva la differenza d’età e dall’altra l’ambizione di mappare i sentimenti che non hanno età, provando a ritrovare in questa ricerca di nuove emozioni una parte perduta di quel senso della vita, che – come dice la protagonista – non sia solo quello dello scorrere delle lancette dell’orologio. Crooked Lines (Linhas tortas in originale), sa riempirsi di senso attraverso queste due intuizioni per una storia che parte da Luisa, giovane e indipendente attrice che si mantiene lavorando. Casualmente su twitter incrocia il profilo di Rasputin dietro il quale si cela Antonio, giornalista di mezza età, sposato con Helena, con la quale sembra essersi rotto ogni profondo legame, e padre di Pedro. La seduzione verbale tra i due prosegue, ma un incidente rimetterà le cose in gioco e ciò che il social media poteva nascondere, la vita reale non può.

 

 

Rita Nunes si concentra, senza mai farsi distrarre, sulla storia dei suoi due personaggi. La durata di poco più di un’ora del suo film conferma questa sua precisa intenzione di isolare nel racconto filmico esclusivamente ciò che resta funzionale alla storia, al suo scopo finale. Ne deriva un racconto esemplare per secchezza, per capacità di perseguire con sensibilità il senso dei pensieri che dominano la sua Luisa, divisa tra fascino e timore della seduzione e dall’altra parte la consapevolezza di Antonio che, rinunciando al suo ruolo di intellettuale apprezzato e di marito oltre che di padre, si getta con vitalità cerebrale dentro questa sconosciuta avventura che ha dell’amoroso. L’espediente narrativo funziona e funziona soprattutto la sperimentazione del dialogo a distanza mediato dal mezzo, che, se da una parte costituisce il manifestarsi di quei sentimenti che si vanno formando e che restano senza età, dall’altra, proprio grazie al mezzo, sono protetti da ogni manifestazione dell’identità lasciando al pensiero la libertà di dichiararsi senza inibizioni. È il sentimento al tempo di twitter che sembra lavorare nell’ombra, svelando, paradossalmente solo il meglio di una condizione. Ma tutto questo è vero solo fino a un certo punto, fino a quando, cioè, il rapporto platonico resta protetto non tanto dall’anonimato, quanto piuttosto dalla copertura che offre il dispositivo. Ma quando la vicenda transita dal piano immaginario a quello reale le scosse esistenziali si sentono e la vita, come in ogni rivoluzione sentimentale, è (ri)messa in discussione. Sono queste le linee dritte e quelle storte alle quali allude il titolo, sono queste le direzioni che la vita prende in quell’inatteso suo svolgersi, suo rifiorire come accade ad Antonio dopo l’incidente e nel suo immediato e, altrettanto imprevisto, sfiorire.

 

 

Rita Nunes semplifica questi temi senza renderli semplicistici, ma con lo scopo, raggiunto, di attribuire al profilo narrativo un effetto positivo con un lavoro di riduzione di scrittura non semplice per temi che appaiono obiettivamente aggrovigliati, come sempre accade quando sono i sentimenti ad entrare in gioco e quando i sentimenti si complicano nel differente modo di viverli legato all’età. Crooked lines sa farsi godibile commedia esistenziale e dramma sentimentale, pur nel suo taglio televisivo, grazie ad un gioco calibrato degli equivoci e delle inattese combinazioni che offre la vita, grazie all’incertezza sulla quale vive e alle domande che, senza risposta, si pone. Restituisce così allo spettatore al contempo una condizione di ricerca di una benefica instabilità emotiva, quasi che quella debba essere la condizione evolutiva che dà senso alla vita, e il senso di una differente felicità che tale si fa nella sua irraggiungibile corsa in avanti. Le linee storte sono più numerose di quelle diritte e il segreto è forse di vedere la parte dritta anche in quelle.

 

Fino al 31 dicembre in streaming gratuito qui

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