È sin troppo facile intuire perché Per Lucio : agli occhi di Pietro Marcello, Lucio Dalla appare una di quelle forme assolute della realtà di cui il suo cinema si nutre, ombre massimamente performative che inglobano in sé intere porzioni di storia, di umanità, di tempo vissuto e le restituiscono metabolizzate in un’immagine spiazzante, imprevista, cautamente simbolica e lautamente affabulatoria. Poco meno di 80 minuti (in anteprima alla Berlinale 71, sezione Special) per un documento che si offre come ritratto del cantautore bolognese e resta nelle mani dello spettatore come l’affresco sociale di un paese bello e perduto. E non è tanto per l’ampio e come sempre profondo utilizzo del repertorio filmato, per la magnifica ridondanza delle immagini di un’Italia che trapassa dal pre al postindustriale sotto gli occhi di un artista di umili origini, di informe formazione musicale, di multiforme e precoce talento, di lucida saggezza popolare… L’elenco delle qualità di Lucio Dalla che emergono dalla narrazione del film potrebbe continuare a lungo, ma va detto che, per quanto riesca a focalizzare molto bene sia la carriera che la personalità del cantautore, quello che il film stringe davvero in mano alla fine è l’emozione di un canto popolare, la coralità di una visione d’insieme che racconta l’avventura di un intero paese.

 

 

È evidente che Pietro Marcello segue questa intenzione mosso dall’intuizione di riascoltare la narrazione musicale di Lucio Dalla come l’implicita colonna sonora di un paese che traduce se stesso in una forma sociale altra da sé. Le interviste di repertorio che scandagliano un po’ goffamente l’interiorità e la verità del cantautore documentano in realtà soprattutto l’immaginario sociale proletario di cui si nutriva la sua presenza sulla scena musicale italiana: la partenza, il ritorno, la piazza, la miseria, l’operaio e il padrone… Un susseguirsi di elementi in cui si riflette del resto l’immaginario filmico di Pietro Marcello, che infatti mentre narra Lucio narra in qualche modo anche se stesso, i treni del Passaggio della linea, Mary e Vincenzo della Bocca del lupo e via dicendo… Sicché il repertorio filmato offerto dalle teche Rai e quello storico scaturito dalle teche del movimento operaio diventano il tessuto su cui si muove la ricostruzione della carriera di Lucio Dalla: trovata nella scansione musicale che percorre i grandi successi ma ritrova anche momenti meno noti e persino più belli. E ovviamente nella rievocazione offerta dalle parole del manager Umberto Righi e di Stefano Bonaga, che duettano tra construens e destruens per dare tridimensionalità alla figura.

 

 

 

Scrivi