Potrebbe essere un po’ azzardato affermarlo, ma forse non poteva esserci periodo migliore di questo per vedere Un lungo viaggio nella notte. La struttura del film, la sua forma e la scelta distributiva italiana sembrano essere accomunate da una caratteristica ben precisa. Ci vuole infatti coraggio, relativamente al nostro mercato, per portare sugli schermi italiani un film cinese. Ce ne vuole ancora di più farlo in piena estate, il 30 luglio, quando notoriamente il pubblico nostrano non abita le sale riversandosi (nei casi più fortunati) nelle arene. Come se non bastasse, ovviamente, ad aggiungere benzina sul fuoco c’è stata la pandemia e il consequenziale lockdown. Così, quel coraggio (per alcuni audacia, per altri follia) che ha ispirato (letteralmente) la casa di distribuzione italiana Movies Inspired, è il medesimo che sembra aver ispirato il giovane Bi Gan, qui alla sua opera seconda ma già comunque ampiamente collocato e chiacchierato nei circuiti festivalieri. Il suo ultimo film, passato per la prima volta a Cannes nel 2018, aveva suscitato scalpore nei giorni successivi all’esordio sulla Croisette. In effetti non si può assolutamente dire che sia un lavoro riuscito e compatto. L’ambizione del progetto e lo sguardo furbamente autoriale del suo regista sono facilmente criticabili e, per molti versi, non a torto. Tuttavia è anche doveroso riconoscerne, appunto, molto coraggio. Un lungo viaggio nella notte è infatti un noir che non ha paura di scomodare una certa tradizione cinematografica molto ingombrante, dalla classe e lo stile fotografico di Wong Kar-Wai sino all’insonne oscurità di David Lynch. Il film procede come un fluviale flusso di coscienza alla ricerca del proprio passato, dei propri ricordi, di se stessi.

 

 

Bi Gan non sempre indovina il taglio più adeguato e si perde in scelte ampiamente discutibili come il piano sequenza che compone l’intera seconda parte del film, lungo quasi un’ora e girato in 3d. Un virtuosismo fine a se stesso (anche per migliorare il proprio record personale del film precedente dove veniva adottata la medesima tecnica per una durata inferiore) che tuttavia apre il confronto sul tema più interessante del progetto legato proprio al ruolo e il valore delle immagini. Che esse siano fotogrammi cinematografici, ricordi, fotografie o allucinazioni, costituiscono probabilmente la componente principale della nostra conoscenza. Ecco allora che spesso, nel lungo viaggio notturno del titolo, saremo costretti a interrogarci su cosa davvero stiamo guardando (il 3d avvolgente e la fotografia sinuosa restituiscono una realtà posticcia ma affidabile). Stessa domanda che si porrà il protagonista, per ragioni chiaramente più narrative, ma che allo spettatore vengono sottoposte grazie proprio alla forma algida del lavoro. La fotografia millimetrica, la terza dimensione avvolgente ma onirica, il viaggio metaforico indietro nel tempo per (ri)percorrere strade già battute vengono restituiti con un cinema alt(r)o, lontano dal comune e ampiamente ricercato. Un cinema eccessivo, ridondante e per molti versi anche respingente. Un cinema che sicuramente, nel bene o nel male, non lascia indifferenti. Un cinema, come dicevamo, coraggioso.

 

 

 

 

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