Maraviglioso Boccaccio e il dissidio della libertà

Crescentini 2 2015 meraviglioso boccaccio foto UmbertoMontiroli_MGTHUMB-BIGPeste nera, mondo a colori. La storia vomita sull’uomo il suo destino di morte e la natura che i Taviani accendono è al solito rigogliosa, quasi un sopravvento di vitalità indifferente eppure presente (magari anche invadente) ad avviluppare la morte, la paura, l’esilità sofferente delle figure in scena, ma anche la loro tragica e inane potenza. È il paradigma della Notte di San Lorenzo, che attraversa il cinema dei due fratelli e che riemerge ora, come un sussulto di memoria, dopo l’astrazione scenica di Cesare deve morire, film-prigione dell’arte che libera lo spirito, ma anche raffigurazione (shakespeariana) del grumo di morte che occupa il cuore dell’uomo.

Maraviglioso Boccaccio è il dissidio della libertà che si offre recalcitrante alla prigionia: la matrice boccaccesca serve ai Taviani da pretesto per invertire la logica reclusiva del film precedente in un interstizio di cattività cercata dai giovani in fuga dalla Firenze trecentesca appestata. L’angoscia di morte che incide tutta la prima parte del film ha una caratura tutt’altro che “storica”, i Taviani la trattano piuttosto come un vissuto profondo, innato, esistenziale, che appartiene alla condizione umana. Non è una ricostruzione, e la miseria rappresentativa, che magari sarà pure traccia di pauperismo produttivo, è più che altro l’implosione in un mondo elementare, in cui tutto è contrapposizione tra la dimensione intima e profonda delle emozioni e il mondo di fuori che preme e incombe con la sua lussureggiante forza, col vigorimagese vitale e quindi mortifero di una natura pregna di colori, suoni, fragranze. Tant’è che la boccaccesca reclusione di questi ragazzi è l’atto di libertà esperito a fronte di un mondo che ruba la vita, toglie la speranza, occlude la felicità… Fuggiaschi nel limbo di un mondo in cui è vietato toccarsi ma non amarsi, invertendo in vitro quella rivolta alla paura che è il bacio dato all’appestato, l’abbraccio al cadavere infetto…

 

maraviglioso_boccaccio_foto_03Davvero i Taviani si aggrappano all’orrore, alla paura della morte per lasciare esplodere la forza della vita: sembra quasi un istinto di sopravvivenza che svincola il loro cinema dalla disarticolazione scenica e narrativa del Cesare deve morire, un atto di rivolta alla schiavitù teatral-carceraria in cui erano felicemente caduti. Maraviglioso Boccaccio è opera che esamina da dentro, in flagrante vitalità, e non in sperimentazione rappresentativa, la reclusione che origina l’istinto di libertà, o se preferite la morte che materializza la vita, la rende sensibile. Tanto il Cesare era un film sulla libertà, tanto questo è un film sulla prigionia. Con l’esito, in un caso e nell’altro, di una opposta rivelazione. Ché questa cavalcata boccaccesca è scritta, ovviamente, sul contagio della narrazione, sulla fuga prospettica di un dire che racconta la gioia e la sensualità, in un mondo in cui sono negate. Resta fermo il persistente sentimento dei Taviani rispetto alla determinazione della libertà, alla costanza del destino e alla sostanza della prigionia.