Uno dei primi film in Italia ad essere dirottato dalla sala allo streaming, Emma. è l’ennesima trasposizione cinematografica del romanzo scritto da Jane Austen nel 1815, ma con la tacita ambizione di essere quella definitiva, più femminista che mai e quindi più fedele, non tanto nella vicenda narrata, quanto nello spirito e nelle intenzioni (è visibile su Chili). Questa potrebbe essere la ragione di quel punto che compare nel titolo, insolito quanto perentorio. Il film, inoltre, segna il debutto sul grande schermo della regista Autumn de Wilde, regista e fotografa statunitense, nota per i ritratti di molti musicisti e per i suoi video musicali, mentre l’adattamento è stato affidato alla scrittrice neozelandese Eleanor Catton. Al centro di tutto le trame leggere della protagonista Emma Woodhouse, fin da subito rappresentata al centro di un universo quasi idilliaco, in cui i nobili inglesi di campagna trascorrono il loro tempo in società, tra visite, pic nic, cene e pettegolezzi. Emma, ventunenne bella, ricca e intelligente “con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in se il meglio che la vita può offrire, e aveva quasi raggiunto i ventun anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere”, si dice nell’incipit di un film geometrico e ironico al tempo stesso, suddiviso in quattro capitoli, scanditi dall’alternarsi delle stagioni. Perché la luce e i colori della natura fanno da cornice ad una messa in scena studiata nei minimi dettagli, come se gli oggetti e il decor di stanze e giardini avessero un ruolo attivo nell’andirivieni sentimentale dei protagonisti.

 

 

Colori pastello e inquadrature di maniacale simmetria, fin quasi a sfiorare un manierismo, che trova, però, perfetto equilibrio nei dialoghi e nelle musiche. Come fosse una danza, che organizza i movimenti reciproci di ognuno, nei negozi, nelle case, sotto gli alberi, lungo le strade disegnate come nei dipinti. Una società apparentemente dinamica, in realtà congelata in un rituale di celebrativa autorappresentazione, in cui paradossalmente, è assegnato alla donna, e nello specifico ad una giovane intraprendente, il potere di manipolare e decidere l’assetto sociale dell’intera comunità, nonostante gli errori di valutazione, gli equivoci e l’inesperienza. L’ironia, si diceva, scorre sottile e arguta nel sottotesto di un film intelligente e raffinato, capace di lasciare il dominio alle parole, in perfetto stile Jane Austen, senza mai eccedere, tuttavia, nell’inutilità o nella ripetizione. I dialoghi hanno la precisione geometrica che contraddistingue l’intera messa in scena e si susseguono senza sosta fino a quando le parole stesse saranno superate dal silenzio e dallo stupore. Pochi attimi, ma capaci di dare senso a tutto il film. Emma combina matrimoni e cerca l’uomo perfetto per la sua migliore amica, anche al di là delle regole sociali e nobiliari, noncurante della sua stessa vita sentimentale. Punto di innesco perfetto per equivoci e incomprensioni, sovrapposizioni a catena, che si concluderanno sempre in un lieto fine, con un nuovo matrimonio da festeggare in una chiesetta di campagna degna delle più eleganti illustrazioni. Sempre in bilico tra rappresentazione della realtà e suo superamento ideale.

 

 

 

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