«E poi in tutto il mondo le scuole sono rimaste chiuse».

 

Comincia con una scritta bianca su fondo nero il bel documentario che Alberto Momo ha realizzato durante la prima ondata della pandemia e che è stato presentato fuori concorso al 38 Torino Film Festival. Il titolo è eloquente: La scuola prossima e mostra le strategie messe in atto da alcune scuole di Torino – di diverso ordine e grado – per essere “prossime”, “vicine” e assicurare una presenza, un contatto seppur virtuale con gli studenti confinati nelle loro case. Dopo lo smarrimento iniziale, in cui mancavano informazioni e indicazioni da parte del Ministero, insegnanti e dirigenti scolastici si sono rimboccati le maniche cercando di supplire alle tante carenze, facendo quello che era nelle loro possibilità e, in molti casi, spingendosi ben oltre. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone che, per età anagrafica, sono poco avvezzi a confrontarsi con computer e collegamenti in remoto, ma non si sono persi d’animo.

 

 

Nove i capitoli in cui si articola questo racconto corale (Contatti, Distanza, Comunità, Didattica, Il gioco, Quello che cresce, Dentro le case, Percorsi, Fuori dalla scuola) che raccoglie non solo le voci di insegnanti e studenti, ma anche materiale e interessanti esperimenti realizzati durante la chiusura. Un percorso che parte dagli edifici improvvisamente vuoti, con gli effetti personali dei bambini raccolti in sacchi di plastica neri, nomi staccati con grande cura da maestre che devono mantenere la distanza tra loro, passa attraverso i computer nelle case di insegnanti e alunni che si destreggiano contemporanemente tra cellulari, computer e console, di operatori che si inventano storie per allietare i più piccoli realizzandole con mezzi di fortuna, di nonne che a distanza fanno fare i compiti alle reticenti nipotine, di maestre che raccontano come grazie alle figlie abbiano acquisito competenze informatiche che non possedevano, di studenti che si collegano con la commissione d’esame per presentare la tesina sul rap, di bambini che vogliono continuare a parlare con le loro maestre anche quando la lezione è finita, di mamme estromesse dalla cucina perché i figli sono in videolezione, di continue riunioni per confrontarsi tra colleghi, ma anche di disagio sociale ripreso dall’invadenza della videocamera. Finalmente, come in un girone dantesco, si torna a riveder le stelle, fuori da scuola, con gli studenti dotati di mascherina e una parvenza di normalità. Commovente il racconto della bambina che, per la seconda volta, va davanti alla sua scuola elementare perché le manca la vita di prima e ci accompagna nel «posto intimo dove, quando non passano le macchine, si possono sentire cicale e uccellini». La scuola prossima è davvero, come ha affermato Alberto Momo, che ha scritto il film con Elisabetta De Martino e la collaborazione di Tonino De Bernardi, «un canto collettivo, un coro, un gesto d’amore e di cura verso la scuola e chi la vive» e ha il pregio di far riflettere sul divario sociale presente nella nostra società che l’emergenza sanitaria non ha fatto che acuire e di porre la questione su cosa sarà la scuola del futuro. Un futuro molto vicino.

 

 

Scrivi