Lontano da Raccoon City: Resident Evil di Zach Cregger si smarca felicemente dall’universo dei videogames

Bryan (Austin Abrams) è un corriere specializzato in consegne sanitarie che, a fine giornata, si trova ad accettare un’ultima consegna ben pagata dal medico di un ospedale. Destinazione: Raccoon City General Hospital. Mentre guida parla al telefono con Michelle, la sua fidanzata, discutendo del loro futuro come coppia. La strada di montagna che Bryan sta percorrendo è innevata, l’automobile priva dell’attrezzatura adatta e in quelle condizioni è un attimo avere un incidente, specie se una signora in sottoveste spunta dagli alberi. Una sfortuna tremenda, ma la borsa frigo deve arrivare a destinazione. Inizia qui una traversata infernale costellata di letali mutanti che hanno invaso la città mettendola a ferro e fuoco, una corsa contro il tempo continuamente interrotta dalla sfortuna di un Bryan maldestro che affronta gli ostacoli che incontra affidandosi più al caso che a qualcosa di simile all’abilità o all’eroismo. Resident Evil, di Zach Cregger, avrebbe potuto avere tutt’altro titolo senza minimamente soffrirne. Se preso senza accostamenti alla celebre saga videoludica da cui prende il nome è un film riuscito e divertente, ma se si considera il franchise da cui proviene l’effetto è come minimo spiazzante.

 

 
La presa di distanza dalla lore della lunga serie di videogames ispirati al lavoro di George Romero è infatti totale o quasi. Rimane qualche riferimento nell’ambientazione, Raccoon City, Umbrella Corporation che tuttavia viene poco più che citata e l’estetica di alcuni dei mostri, nonché alcune inquadrature che ricordano il gameplay dei videogiochi della serie, ma per il resto Cregger sterza nettamente in una direzione tutta sua sia nella trama che nei toni della narrazione. Il world building mette in scena un mondo a sé stante e la narrazione esprime tutto l’amore per l’assurdo e l’ironia che abbiamo già avuto modo di vedere il Weapons, finora il film più riuscito di Zach Cregger. Bryan, il protagonista, è un simpatico average joe che viene sbalzato lontano dai suoi problemi quotidiani trovandosi proiettato in una situazione concitata lontana dalla sua realtà e forse un pelo oltre le sue capacità che frustrano costantemente i suoi tentativi di portare a termine la sua missione, inciampando in una situazione ridicola dietro l’altra che porta lo spettatore più a ridere del protagonista che a temere per lui.

 

 
Anche quando la situazione si fa più drammatica l’atmosfera surreale stempera la tensione a un livello che nemmeno l’estetica da body horror, visivamente d’impatto, riesce a portare su livelli elevati. Eppure tutto funziona perché, non lo si può negare, Resident Evil di Zach Cregger è un film davvero divertente che lancia una palla curva in grado di aggirare le aspettative dello spettatore e proprio per questo colpire nel segno. Si ride in più di una scena e il ritmo è sempre tirato, non c’è mai un momento morto e tutto è reso ancor più sorprendentemente godibile da un certo spirito punk che aleggia per tutta la narrazione. Senza dubbio l’espressione più strana, ma al tempo stesso la più riuscita, dell’universo di Resident Evil.