Dopo il bell’esordio con Singham, torniamo sull’italiana Legends Collection, che con le nuove uscite alza decisamente l’asticella della sua già notevole qualità. Due nuovi inediti, rispettivamente dal Giappone e da Hong Kong, evidenziano infatti un investimento crescente nel packaging e nei formati, con anche il primo approdo al formato 4K UHD. Segno di una volontà costante di migliorare, ma anche dell’ambizione di fare degli appassionati italiani l’avamposto di una trattazione del cinema orientale degna delle migliori label mondiali, con cui si è ormai in evidente competizione… Va infatti precisato che i colossi esteri non sono rimasti indifferenti e stanno a loro volta implementando il livello delle uscite, in una gara all’edizione migliore. Un trend che ci piace e che pone Legends in perfetta controtendenza alle tendenze del nostro mercato, spesso troppo arrendevole rispetto all’import. La prima volta lo si era visto al Torino Film Festival, la manifestazione che di fatto ha permesso a un più ampio pubblico di conoscere il cinema di Sion Sono attraverso omaggi e proiezioni dedicate: ora Tag arriva con un impatto non meno dissimile di quello che subisce la protagonista Mitsuko nell’incipit, quando il suo autobus scolastico viene letteralmente divelto da un’oscura forza naturale, uccidendo in un colpo solo tutte le compagne. In apertura una immagine di City on Fire di Ringo Lam.

Realizzato nel 2015, il film è in realtà una gigantesca allegoria del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, con l’esplosione di sangue che mima la raggiunta pubertà. A partire da quel momento, infatti, Mitsuko si ritroverà coinvolta in una serie di deliranti avventure, dove più personaggi tenteranno di ucciderla, trasfigurando così il senso di conflittualità latente che oppone gli adolescenti alle figure dell’autorità, ai coetanei in competizione e ai meccanismi della società che tendono a esercitare il controllo sulla donna. Dietro la violenza e le lotte sanguinose per la sopravvivenza, come sempre in Sono si nasconde dunque un’attenta sensibilità e un animo capace di raccontare il senso di estraneità dei giovani, qui in una rinnovata chiave femminista. L’edizione Legends presenta il film in versione sottotitolata, con alcuni approfondimenti che rendono giustizia al lavoro sin qui compiuto in Italia sull’autore, a iniziare da una sua conferenza stampa proprio al Torino Film Festival. Il saggio di Marcella Leonardi sul booklet approfondisce la componente femminista del film mentre gli essai di Nanni Cobretti e Pier Maria Bocchi allargano la prospettiva sul cinema di Sono. Il case rigido comprende anche una selezione di cartoline e un poster reversibile con la locandina originale e l’ottimo artwork di Gian Luca Maconi e Andrea Scoppetta della Tentacle, di cui è visibile anche la realizzazione in time lapse in un extra dedicato.

Per anni è stato semplicemente “il film che ha ispirato Le iene di Quentin Tarantino”, eppure cotanto prestigio non era stato sufficiente a guadagnargli una distribuzione nel nostro paese, dove restava un inedito di lusso. Dopo quasi 40 anni, accogliere la prima edizione nostrana di City on Fire di Ringo Lam, non è però soltanto un modo di colmare una lacuna per esegeti del regista americano, ma anche e soprattutto l’occasione di confrontarsi con un titolo seminale della New Wave di Hong Kong della metà degli anni Ottanta. E con un regista dimenticato e sottovalutato, spesso ricondotto nel cono d’ombra del più celebre John Woo, con cui ha condiviso per un tratto generi e volti. Ringo Lam descrive il film con poche parole “la mia idea: un poliziotto sotto copertura che trova più lealtà tra i criminali che nel proprio dipartimento” (dall’intervista nel booklet). Ma nei fatti City on Fire è un meccanismo noir che parte dalla metropoli ancora non passata alla Cina e la indaga nei suoi squarci meno consueti, dal mercatino dell’incipit alla zona portuale del finale, passando per vicoli stretti e ambienti rudi nella loro schietta concretezza.

Rispetto al quasi coevo A Better Tomorrow, che costituisce la pietra di paragone per questo genere di film, Lam alterna uno sguardo documentaristico sui luoghi a un realismo secco nella descrizione dei fatti, con squarci di violenza che ricordano la brutalità dei crime nipponici di Kinji Fukasaku (ancora l’omicidio nel mercatino, con macchina a mano che si immerge nell’azione), pur mantenendo un’eleganza stilistica propria. In questo modo, Lam tara il tono di un racconto malinconico, fatto di personaggi che soffrono, di cui si avverte la stanchezza, il fiatone durante le corse, ma anche il senso dell’onore evidente nei legami forti e messi in discussione dai rispettivi ruoli. I ricchi dietro le quinte documentano bene il clima da “guerrilla style” in cui l’opera fu realizzata, tra mancanza di permessi e volontà ferrea di portare a casa il risultato, in cui riesce comunque a emergere il carisma degli interpreti, un Chow Yun-fat sulla soglia della fama che stava per avvolgerlo e un Danny Lee ribaltato rispetto al consueto ruolo del poliziotto (entrambi poi faranno faville insieme nel più celebre The Killer di John Woo). Il tutto nella consapevolezza che catturare un momento storico fosse necessario nell’imminenza dell’handover che sarebbe arrivato di lì a pochi anni.

Già definita la più completa al mondo, l’edizione Legends propone il film nei formati 4K e Blu-Ray, con un intero disco di contenuti speciali dedicati in egual misura a interviste ai realizzatori e a vari essai di esperti e critici, in parte ripresi dalle uscite estere oppure realizzati per l’occasione. Lo stesso fa il corposo booklet dove trova posto sia un illuminante saggio di Giona Nazzaro che un’intervista inedita al regista. Fra gli extra video si segnala anche il documentario originale Fans on Fire di oltre un’ora, dove Emanuele “Emakotov” Massetti cerca di documentare il lascito della pellicola nei luoghi reali delle riprese e cattura interventi di appassionati e non, per documentare i loro primi incontri con il cinema di Lam e con la caratura divistica di Chow Yun-fat. Ovviamente non mancano le featurette sull’eterna diatriba con il film di Tarantino e le ricostruzioni di cosa abbia ingigantito un mito che la visione tende naturalmente a ridimensionare – i parallelismi ci sono, ma oltre a limitarsi quasi esclusivamente al finale, si inseriscono all’interno di stili di racconto e di sensibilità cinematografiche palesemente differenti. A corredo le immancabili cartoline e il poster reversibile con la locandina originale e il nuovo bozzetto d’autore di Graham Humphreys che cattura a perfezione i colori al neon della metropoli.


