Al Winterland Ballroom di San Francisco, il giorno del Ringraziamento, nel 1976, Martin Scorsese aprì nuove vie per la musica sul grande schermo . Si trattava di celebrare il concerto d’addio di The Band ( Robbie Robertson, Richard Manuel, Garth Hudson,  Rick Danko e Levon Helm): “sintesi estatica ed elegiaca allo stesso tempo di un’era vitale nella musica rock americana”.  A far da corona al gruppo quella notte c’erano Bob Dylan, Neil Young, Joni Mitchell, Dr. John, Neil Diamond, Eric Clapton, Muddy Waters, Van Morrison, Emmylou Harris, Ron Wood, Paul Butterfield e Ringo Starr. Da principio si chiamavano Hawks, poi avevano accompagnato il cantante di rock & roll Ronnie Hawkins, cambiarono strada verso la metà degli anni Sessanta: un occhio al country, un occhio al rhythm & blues, molto calore e un’elegante semplicità. La formula sembrava perfetta ma poi arriva l’incontro fatale con Bob Dylan che li trascina con sé a scandalizzare i fan del folk di Usa e Gran Bretagna. Avrebbero dovuto chiamarsi Robertson, Danko, Manuel, Hudson & Helm (quest’ultimo l’unico statunitense, gli altri tutti canadesi). La convivenza con Dylan li trasforma nella Band per eccellenza. Alla fine del ’76 in pratica The Band si scioglie lasciando come testamento Northern Lights Southern Cross e il film The Last Waltz. Scorsese rivoluziona i codici del documentario musicale, con il direttore della fotografia Michael Chapman che, con l’apporto dello scenografo Boris Leven , rende teatralmente epica la scena (sul set ci sono anche Vilmos Zsigmond e László Kovács):”volevamo portare gli spettatori sul palco”, dichiarerà Chapman anni dopo in una intervista al New York Times.

 

 

Criterion ha da poco pubblicato una sontuosa edizione del film in Blu-ray 4K. Il restauro digitale è stato supervisionato e approvato dal Martin Scorsese, con colonna sonora 5.1 surround DTS-HD Master Audio supervisionata e approvata da Robbie Robertson (sono presenti due colonne sonore alternative: il mix surround 2.0 originale del 1978, presentato in DTS-HD Master Audio, e un mix stereo non compresso del 2001).  Ci sono due commenti audio, con Scorsese; la band,  membri della troupe e Dr. John, Ronnie Hawkins e Mavis Staples; un’intervista  inedita a Scorsese di David Fear e un documentario del 2002 sulla realizzazione del film. Un saggio della critica Amanda Petrusich e due altre interviste del 1978 a Robertson e Scorsese.

 

 

Robbie Robertson aveva conosciuto Scorsese nel 1973  alla proiezione  di Mean Streets. Da allora gli era rimasta in testa l’idea che Scorsese fosse un regista che “aveva un rapporto speciale con la musica” – che ne capiva la grammatica (ai Cahiers nel marzo del 1996, il regista ha dichiarato:”la musica è sempre stata per me fonte di ispirazione fondamentale. Quando ero giovane la musica leggera era la colonna sonora della mia esistenza. Ricordo tutte quelle musiche che invadevano le strade durante la notte, provenienti dalle automobili e dalle case…). Nel 1976  Scorsese,  stava girando New York, New York, teoricamente non aveva tempo per un nuovo progetto. Ma occuparsi del canto del cigno di una delle band più iconiche della sua generazione era troppo allettante. La sfida enorme: si trattava di fare un film su un mito che abdicava, senza imboccare la scorciatoia dell’agiografia e trovare il modo di infilare le interviste fra le canzoni senza perdere ritmo e pathos. The Last Waltz  avrebbe dovuto essere girato in video bianco e nero, poi in 16mm, infine in 35mm con almeno “7 macchine da presa”.  Robertson voleva che il film fosse ispirato a Le sang d’un poète di Jean Cocteau, mentre il manifesto doveva prendere spunto da un collage del surrealista Georges Hugnet. Insomma un delirio. Eppure il miracolo si è compiuto. Forse perché come ha scritto Amanda Petrusich del New Yorker:” Che un gruppo in questo stato – barcollante sull’orlo del totale collasso fisico e spirituale, in disaccordo sul futuro, incerto sulla propria lealtà – riesca ancora a suonare in modo così ispirato e trascendente è uno dei più grandi misteri del rock. La Band sul palco mi ricorda il paesaggio che l’ha nutrita, in particolare le ultime settimane autunnali a Catskills, quando la luce è calda e arcuata e gli alberi sono esplosi brevemente in un colore profondo e psichedelico”.

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