J-Pop ha da poco terminato la pubblicazione completa di La Fenice, il manga che più di tutti sintetizza la poetica e la versatilità dell’autore, Osamu Tezuka, che morì lasciando l’opera incompiuta. Con una storia editoriale lunga più di 30 anni, dalla metà degli anni ’50 alla fine degli anni ’80, La Fenice è un’opera in 11 volumi, a cui ne va aggiunto uno di short stories seminali scritte prima dell’inizio del progetto vero e proprio, che raccoglie una serie di lunghi racconti autoconclusivi ambientati in diverse epoche, dal passato remoto a secoli nel futuro, che ruotano intorno alla creatura mitologica che dà il titolo al manga, simbolo della volontà di vivere, del cambiamento e di una moltitudine di aspetti della realtà così vasta da renderne difficoltoso, e forse inutile, l’elenco in questa sede. Se Tezuka era soprannominato il dio dei manga, La Fenice è senza dubbio la sua bibbia. L’opera, monumentale anche senza essere completa, mostra tutta la capacità, e l’evoluzione nel tempo, di un autore completo in grado di realizzare fumetti di ogni genere, anche diversissimi tra loro, con lo stesso livello stellare di qualità. I registri delle storie raccolte nel manga variano dal tragico al comico, dall’avventuroso all’intimista in tutti gli scenari possibili, dal Giappone Feudale allo spazio siderale, ogni variazione gestita con la stessa padronanza con cui vengono orchestrati i personaggi, che vanno da una manciata alle moltitudini degli affreschi corali di respiro più epico. Parlando poi dei protagonisti, la caratterizzazione di Tezuka non cerca mai la polarizzazione semplice e confortante: gli attori delle sue narrazioni sono personaggi tridimensionali con caratteri complessi, mossi da passioni e desideri non sempre impeccabili sul piano dell’etica ma comunque, in ogni caso, profondamente umani.

 

 

Osamu Tezuka circondato dzi suoi personaggi

 

Il dio dei manga sa usare con estrema efficacia gli strumenti della narrazione e si spende senza mai risparmiarsi per saggiarne i limiti in estensione e in profondità, la stessa con cui La Fenice tratta concetti filosofici fondamentali interrogando la complessità del reale in una ricerca di senso profonda e vigorosa. Se dal punto di vista della scrittura l’opera di Osamu Tezuka è impressionante, i disegni lasciano letteralmente a bocca aperta. Fin dalle prime storie, in un percorso di continua crescita artistica ben visibile col progredire della serie, il dio dei manga realizza tavole di una complessità estrema, con un senso dell’equilibrio e della composizione che sistemano una moltitudine incalcolabile di elementi ognuno al proprio posto ottenendo un quadro d’insieme ricchissimo di dettagli, con un dinamismo e soprattutto un uso della prospettiva vertiginosi. Seppur caratterizzate da una linea sempre molto pulita e da un tratto cartoonesco, le tavole di Tezuka sono impegnative e richiedono attenzione per essere seguite. Non sono pesanti, ma non sono pagine adatte a una lettura distratta o superficiale. L’autore riempie il foglio e fa succedere tantissimo dando vita a scene movimentate e iper particolareggiate in cui è facile perdere il filo ma che ricompensano più che adeguatamente chi ha la determinazione per seguirle. Nonostante il tratto sia, come detto poc’anzi, cartoonesco, la tensione e la solennità dei momenti più tesi e drammatici non ne escono svilite, evitando la comicità involontaria che, in diversi casi, risulterebbe stridente con gli intenti della storia. La Fenice è un’opera lunga e densissima, un caposaldo del fumetto giapponese che distilla la poetica di un autore incredibile come il dio dei manga.

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