Il primo aspetto che colpisce è la sua cifra eccessiva, quell’accumulo di segni che riflette in maniera precisa il periodo storico in cui è stato realizzato. Eppure, sfrondato da tutti i suoi eccessi, Sotto shock di Wes Craven – ora finalmente in Blu-Ray Koch Media nella collana Midnight Factory – è semplicemente il racconto della contrapposizione fra l’essere padrone del proprio destino e il ritrovarsi in balia dello stesso. Il protagonista Jonathan Parker, “segnato” dall’essere figlio del serial killer Horace Pinker, deve infatti combattere la sua nemesi non distruggendola, ma rivelandosi diverso da essa. La sua battaglia è tutta nel segno della volontà, la stessa che lui invoca nelle vittime del killer capace di possedere i corpi, affinché non si facciano assoggettare, ma combattano per mantenere il controllo e la consapevolezza delle proprie azioni. Così, a fronte della violenza profusa a piene mani dal padre/mostro, Jonathan non potrà fare affidamento sull’aiuto degli altri adulti (il patrigno, l’allenatore o i poliziotti incapaci), ma otterrà la vittoria solo con l’astuzia, attraverso la trappola che preparerà per catturare il nemico, secondo uno schema tipicamente craveniano (le “esche” e i “trucchi” sono una costante della produzione del regista, da L’ultima casa a sinistra, a Le colline hanno gli occhi, fino a Nightmare).Il tema si lega a doppio filo al contesto che vede Sotto shock immerso nello stesso percorso che già aveva generato Videodrome, Essi vivono (prodotto dalla stessa Alive Pictures), cui in seguito si unirà anche il più divertito Frequenze pericolose: l’invasività del medium televisivo che diventa strumento per piegare la realtà a piacimento e soggiogare le volontà deboli. In questo senso, il fatto che Pinker sia anche un tecnico di televisori (quindi uno che, di fatto, permette al sistema televisivo di essere sempre funzionante) agevola il passaggio dalle frequenze alla carne e viceversa. Il killer, in sostanza, è la personificazione di un’aggressività inconscia che la televisione veicola come  panem et circenses per le masse.

 

 

È sufficiente soffermarsi sulla sostanza delle clip proposte nel film per rendersene conto: telegiornali che cavalcano i reportage sulle imprese del killer, filmati di guerre, esposizione continua di atrocità e orrori, opposti alle atmosfere a tutti i costi ridanciane di sitcom e telefilm (una perfetta radiografia delle dicotomie della tv, dagli anni Ottanta fino al nostro presente). In quest’ottica, Sotto shock si fa racconto morale, evidente nella larvata componente religiosa che Craven inserisce nel racconto senza ostentarla, in una dinamica di rivelazione e nascondiglio dei segni che dice della raffinatezza del “gioco”, in barba alla sua natura eccessiva. Pinker diventa così un demone condannato a morte e risorto, su una sedia elettrica che si fa rovesciamento iconografico della crocifissione cristiana. Alison, la compagna di Jonathan, è all’opposto l’angelo e la Vergine (si specifica che il rapporto fra i due non si è mai consumato) deputata a veicolare le forze del Bene. Il monile che lega i due amanti, infine, è una metafora della croce da usare contro il demone. Craven in questo modo riesce a veicolare le sue istanze morali all’interno di un’opera che gestisce la componente horror in quanto ennesimo racconto della lotta fra il Bene e il Male, e quindi punto d’incontro fra religione e fiction.

 

 

Ciò che oggi colpisce della storia, comunque, è anche la sua natura assolutamente non compromissoria: non solo perché Craven riesce a essere serissimo anche quando affronta la vicenda con tratti grotteschi, ma soprattutto perché non si preoccupa di fornire spiegazioni pienamente plausibili all’andirivieni di realtà e sogni, mondo “di fuori” e universi televisivi in cui i personaggi si lanciano e combattono. La sua foga è affine a quella di Pinker, killer “smaterializzato” eppure di possente presenza grazie alla fisicità dell’ottimo Mitch Pileggi – cui si oppone la mascolinità vagamente androgina di un Peter Berg che in futuro diventerà pure un regista molto “muscolare”, aggiungendo nuove vertigini al sistema dei riferimenti interno e esterno alla storia. Proprio questa forza propulsiva è il motore di un’operazione che all’epoca ottenne un’accoglienza controversa: Craven ancora gravitava nell’orbita del successo di Nightmare e nella frustrazione per il mancato controllo su Fred Krueger, inseguiva progetti ancor più deliranti come Dovevi essere morta (in cui pure è presente il tema del controllo attraverso gli apparecchi elettronici) e questo serial killer “catodico” appariva come una scheggia impazzita nell’immaginario dei villain pensati per una carriera seriale. Sebbene non possa dirsi un film pienamente centrato, rivisto oggi Sotto shock, oltre che per la carica profetica, colpisce comunque per la scioltezza ormai acquisita dall’autore nel gestire i vari registri, negli accostamenti cromatici e nell’uso espressivo della colonna sonora heavy metal unita alle immagini (solo Dario Argento, nello stesso periodo, riusciva a fare lo stesso con altrettanta consapevolezza).

 

 

L’occasione è dunque ideale per la riscoperta: il Blu-Ray Midnight Factory è infatti ancora una volta accompagnato da un ricco corredo di interviste al cast e agli artefici delle musiche. Di particolare merito anche la testimonianza del produttore Shep Gordon, che racconta l’esperienza della Alive Pictures, fra le prime realtà a concedere totale libertà ai registi (tanto per restare alle dicotomie fra consapevolezza e controllo). Il film per la prima volta gode poi di un ottimo remaster dopo anni di videocassette di cattiva qualità e un’unica e scarna edizione DVD Pulp Video arrivata molto in ritardo nel 2013 (segno, forse di quanto fosse difficile scendere a compromessi con il film). Peccato per l’assenza dello stesso Craven, complice la mancanza del commento audio incluso nelle edizioni estere: per fortuna in parte rimedia il booklet, con alcune dichiarazioni del compianto regista, insieme a qualche nota critica che ribadisce soprattutto il legame con la saga di Nightmare e il desiderio inconscio di creare un nuovo villain – intento esplicitato sin dal prologo nel laboratorio che è praticamente lo stesso della saga del mostro artigliato. A suo modo anche questo un segno di volontà contro le derive di un destino imposto dal sistema.

 

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