La battaglia dei contadini dell’Alfina è approdata a Venezia grazie a Alice Rohrwacher e JR che hanno realizzato Omelia contadina, un cortometraggio sulla lotta dei contadini (sono loro i protagonisti): su un altopiano al confine fra Umbria, Lazio e Toscana si ritrovano per celebrare il funerale dell’agricoltura contadina, una cultura millenaria in via di estinzione. Dopo l’anteprima veneziana Omelia contadina verrà presentato alla Galleria Continua di San Gimignano il 26 settembre (e rimarrà in visione fino al 10 gennaio 2021).

 

 

 

Un’azione cinematografica

AR Non sapevamo come chiamare questo nostro lavoro perché non è un film né un’opera d’arte, è qualcosa che non rientra in nessuna di queste categorie per questo abbiamo deciso di chiamarla un’“azione cinematografica”. In realtà è un funerale, ma un funerale pieno di vita perché tutte le persone che vi hanno partecipato sono vive e sono in lotta per sopravvivere alle difficoltà che devono fronteggiare ogni giorno. Ci sembrava importante celebrare questo rito anche per ripartire con una nuova vita, con una nuova testimonianza.

 

Pier Paolo Pasolini

AR Visto che avevamo pensato alla struttura di un funerale e in ogni funerale si leggono dei testi, in genere c’è la lettura da un testo sacro, quando abbiamo lavorato sul testo dell’omelia abbiamo pensato che il nostro sacro forse, in quel momento, era Pasolini. Quindi abbiamo cercato nei suoi testi le parole che avremmo letto a un funerale dell’agricoltura contadina e tra l’altro tutta questa azione è stata fatta il 2 novembre… pioveva, avevamo dimenticato che era il giorno della morte di Pier Paolo Pasolini e dopo aver passato tutto il giorno a ripetere le sue parole sotto la pioggia con una vera commozione, ci siamo accorti che era il 2 novembre. È stato come una grande protezione, un legame profondo.

 

 

 

Ce n’est qu’un début…

AR In questo territorio dove JR è venuto e dove io abito c’è una realtà contadina ancora molto forte ed esistono molte reti come la comunità rurale diffusa o altri comitati che provano a resistere contro l’avanzata di queste grandi monocolture e quindi organizzano incontri, convegni, manifestazioni. È una realtà trasversale, si va da nuovi agricoltori a contadini che lo sono da generazioni, molti di loro hanno partecipato anche alle riprese di Lazzaro felice e quindi abbiamo pensato di usare la nostra conoscenza, quella mia e di JR, per sostenere la loro lotta. Le parole con cui si chiude il cortometraggio: «Ci avete seppellito, ma non lo sapevate che eravamo semi» sono di grande fiducia e speranza che questa resistenza possa andare avanti e aumentare. Tuttavia è una risposta a una situazione drammatica, stiamo parlando di una storia di 10.000 anni che si è conclusa.

JR Per me era un mondo nuovo che non conoscevo bene, ma ho pensato che il fatto che io viva in città fa sì che uno non si renda conto dei problemi e della scomparsa della cultura contadina. Quindi ho pensato a come poter ricreare un’immagine che potesse parlare con la gente che non vive in questo modo, che non conosce persone che lavorano con la terra. Per questo abbiamo pensato a un’immagine non funeraria, sono qui con noi tutti e cinque, ma sono una celebrazione della vita che, con questa proiezione, continua.

 

… continuons le combat

AR Questa azione continuerà, probabilmente verrà anche ripresa, l’idea è di distribuirlo noi attraverso la rete dei cinema, gratuitamente, per poterlo proiettare in Italia e poi capiremo come distribuirlo su Internet e in altri modi, Match Factory si sta occupando delle piattaforme. La sua vocazione è di farlo vedere a più persone possibili, non c’è un segreto da trattenere, c’è un’azione a cui partecipare. Conoscendo JR è l’inizio di una catena… probabilmente creerà una rete di realtà in lotta nel pianeta.

 

Il rito collettivo

AR Al nostro primo incontro cercavamo un modo di lavorare in questo territorio, ci sembrava una cosa bella, che si poteva fare e e ci serviva un’immagine perché in questo mondo contemporaneo che usa le immagini anche a noi serviva un’immagine che potesse comunicare a tutti l’urgenza della situazione e anche la sacralità di questo momento che è storicamente importante: è avvenuto un grande cambiamento, un genocidio, e non è stato mai celebrato come devono essere celebrati i riti collettivi. I riti individuali sono rimasti e, anzi, vanno di gran moda, ma il rito collettivo è sparito sempre di più. Quindi svolgere un rito collettivo ci sembrava un modo bello per aiutare e supportare la lotta dei contadini.

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