Per il suo lungometraggio d’esordio dietro la macchina da presa (dopo il corto Scrubber del 2012) la trentottenne attrice inglese Romola Garai (tra i suoi film Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, Last Call di Steven Bernstein, Angel – La vita, il romanzo di François Ozon) ha scelto le strade dell’horror demoniaco, dei corpi posseduti da creature mostruose, dell’imprigionamento e della vendetta con sguardo femminile e femminista come capita in diversi film recenti che si confrontano con questo genere e sono diretti da donne. L’opera prima di Garai, Amulet, si colloca in tale contesto e fa parte della sezione “Le signore del Male” di Monsters – Taranto Horror Film Festival. “Dopo il mio primo cortometraggio (che era un dramma), avevo scritto una serie di sceneggiature che potevano ugualmente essere classificate come drammatiche, ma continuavo a essere attratta da generi più macabri come l’horror, il noir e le storie di fantasmi – afferma Romola Garai -. Volevo sviluppare alcune idee molto precise sulla persecuzione femminile e volevo che il pubblico condividesse fisicamente le emozioni estreme che questa genera nelle donne. Pertanto, mi sembrava più giusto descriverla in queste forme più ‘estreme’ o viscerali”. E con Amulet la regista ci invita a percorrere un viaggio che si dipana, scena dopo scena, e dopo un inizio abitato da un forte realismo (la zona di guerra in un paese non precisato, il lavoro di guardiano di un posto di blocco di un soldato, la successiva quotidianità dello stesso uomo che ha ricominciato una nuova ardua vita in Inghilterra dormendo in un centro d’accoglienza e facendo lavori di giornata), in un incubo senza fine nel momento in cui quel personaggio, Tomaz (l’attore romeno Alec Secareanu di La terra di Dio e Ammonite, entrambi dell’inglese Francis Lee), trova riparo, su suggerimento di una suora (che si rivelerà essere ben altro) in una casa abitata da una giovane donna, Magda (la svizzera Carla Juri, splendida nell’alternare recitazione sommessa e esplosioni di energia, come nella bellissima scena in discoteca), e dall’anziana madre in fin di vita (o almeno così sembra).

 

 

Secareanu ha il volto adatto dello “straniero”, del soldato e del reduce, senza o con la barba, abitato da un senso di colpa che pagherà a caro prezzo mentre si immerge sempre più, scoperchiandoli e diventandone egli stesso parte, nei segreti e negli orrori di un Male che si diffonde e perpetra dalle oscurità della casa alle distese della campagna che fanno da scenografia all’epilogo beffardo e fortemente femminista. Ci sono due livelli temporali che si alternano in Amulet (il titolo si riferisce a un amuleto trovato da Tomaz nella terra quando era soldato e che ricorre nel film). Il passato di Tomaz, che riemerge negli incubi dell’uomo, che assumono la forma del flashback e in cui ha spazio anche la figura di una donna in fuga, Miriam (interpretata con notevole intensità dalla greca Angeliki Papoulia, che ha in filmografia vari film di quella “nouvelle vague” ellenica fin troppo esibita nella sua forma d’autore), aiutata ma anche abusata da Tomaz, che Garai farà riapparire nel finale. E il presente londinese che aggiunge alla vita dell’ex soldato nuove, inquietanti esperienze. Garai lavora prima sul mistero, sui rumori, sui lamenti della madre di Magda, rendendo la casa il centro della tensione – con i suoi muri screpolati, le stanze decrepite, la mancanza di elettricità, i tubi dell’acqua intasati – per poi portare in primo piano, in un crescendo horror abitato da corpi mutanti, lo scontro fisico, la contaminazione che produce devastazioni e parti, ovvero “nascite”, aliene da corpi tenuti nella segregazione, chiamati a estinguersi dopo il loro “uso” e a essere rimpiazzati da altri. È un horror carnale, “viscerale” per rievocare l’espressione della regista, quello di Amulet, che procede per accumulo, aprendo spazi paralleli esoterici, per poi “rilassarsi” dopo l’apoteosi sanguinaria casalinga in un’apparente dimensione vacanziera, che riallaccia i rapporti con l’ambientazione del paese che fu in guerra, che fa incontrare Miriam, che si è rifatta una vita, e Magda, ben più che turista, che porta on the road le sue trame demoniache.

 

 

La terza edizione di Monsters Taranto Horror Film Festival si tiene eccezionalmente online dal 19 al 21 marzo sul sito www.monsterstarantohorror.stream, dove è possibile vedere gratuitamente tutti e 22 i film in programma e seguire gli incontri con alcuni dei protagonisti della scena horror contemporanea. Link:

Amulet

Scrivi