Anna Frank e il diario segreto di Ari Folman e Lena Guberman: salvezza di una vita e del mondo intero

Nella versione originale, la domanda del titolo del film di Ari Folman e Lena Guberman riflette come in uno specchio ciò che ciascun essere umano dovrebbe chiedersi pensando alla storia di Anna Frank: cosa c’è di vero nell’assumerla come icona della memoria? Quale sarebbe la lezione da imparare e mettere in pratica oggi leggendo il suo libro? Progetto che vede la luce dopo otto anni di lavorazione tra gli archivi della famiglia Frank curati dalla Fondazione Anna Frank di Basilea e di Francoforte e la stretta collaborazione tra Folman, l’animatrice Lena Guberman e il produttore Jani Thiltges, Anna Frank e il diario segreto (Where Is Anne Frank?) è un film d’animazione che, da una parte, rispettando fedelmente la Storia, si prefigge lo scopo di accompagnare lo spettatore indietro nel tempo rivivendo la vicenda di Anna Frank, dall’altra, in modo sorprendente, guarda al presente immergendosi nelle domande e, soprattutto, nei sentimenti di Kitty, personaggio frutto dell’immaginazione anarchica di Anna e progressivamente sempre più reale.

 

 

Siamo ad Amsterdam, ai giorni nostri. Ignara del fatto che siano trascorsi 75 anni, Kitty è convinta che, se lei è viva, allora deve essere viva anche Anna. Anna Frank e il diario segreto è la storia di Kitty e della sua febbrile ricerca attraverso l’Europa di oggi per ritrovare l’amica tanto amata. Protetta dal prezioso Diario e aiutata dal suo amico Peter, gestore di un centro di accoglienza segreto per rifugiati clandestini, Kitty segue le tracce di Anna, dall’Annessione alla sua tragica fine durante l’Olocausto piangendo sulla sua lapide a Bergen-Belsen. Pensato e realizzato per un pubblico giovane, il film di Folman e Guberman (autori anche della graphic novel per Einaudi, Super ET, pp. 160) offre anche al pubblico più consapevole il punto di vista insolito di Kitty, l’amica immaginaria a cui sono confidati i segreti del Diario. Attraverso il suo sguardo sognante e determinato il film restituisce allo spettatore tutta la sua urgenza nel rivelare la scottante attualità del messaggio di Anna. Decisiva per l’intrattenimento, la scelta di trasformare Kitty da amica immaginaria di Anna in una persona reale rendendola la protagonista del film, è pure incisiva per accogliere la complessità della struttura e gli aspetti stilistici del film. È Kitty a intraprendere una ricerca, dentro sé stessa ma non solo, per scoprire cosa sia successo ad Anna dopo la fine della guerra, come sia morta, cosa le sia successo, cosa sia rimasto delle sue parole. È Kitty a comparire e scomparire con un rigolo di colore che richiama i solchi sul ghiaccio lasciati dai pattini nelle fughe notturne. È Kitty a catturare l’attenzione dello sguardo, vera attrazione spettacolare capace di corse a perdifiato, fughe sui tetti, capriole, sparizioni improvvise.

 

 

 

La franchezza, l’ingenuità, la curiosità e, più nel profondo, l’animo buono di Kitty, riflesso dello sguardo di Anna, permettono al personaggio di aprire gli occhi sull’attuale situazione in Europa, piena di immigrati provenienti da ogni parte del mondo, in fuga da zone di guerra, emarginati, in povertà. Sconcertata da un mondo lacerato e dalle ingiustizie sopportate dai bambini rifugiati, Kitty decide di realizzare l’intento di Anna e, grazie alla sua onestà e al suo senso morale, lancia un messaggio di speranza e di generosità indirizzato alle generazioni future. In questa direzione risulta efficace la ricorrenza a non cedere al cliché rappresentativo, al contrario, puntando sulla sublimazione di alcune figure (come i soldati nazisti) e di alcune emozioni contrastanti (la gioia per gli affetti, la rabbia per le ingiustizie) lavorando su evidenti contrasti cromatici. Sempre in bilico tra sogno e incubo, pura immaginazione e cruda realtà, spesso il film gioca con le aspettative dello spettatore senza tradirle. Esemplare in questo senso quando mette in scena una sbiadita Amsterdam del presente, città invernale dai colori quasi inesistenti, mentre il passato visto attraverso gli occhi di Anna è vivido, colorato e ricco di sfumature. A ben guardare, questo effetto molto semplice è il prodotto di un affetto particolare, una cura che l’intero progetto detiene e offre allo spettatore come finestra sul mondo del bambino. Infatti, la presenza del personaggio di Awa, una rifugiata proveniente dal Mali, si allaccia a questo aspetto in modo coerente. Come dichiarato dallo stesso Folman: «Dato che la storia si svolge ad Amsterdam, introdurre una ragazzina africana mi è sembrata la scelta giusta. Inoltre la storia copre tre generazioni a partire da Anna, che ha inventato Kitty, passando dal libro a lei in carne e ossa, a Kitty che trova Awa lasciando a sua volta il libro proprio a lei. Ma non avevamo la minima intenzione di paragonare l’Olocausto alle ondate di rifugiati che hanno raggiunto l’Europa negli ultimi cinque anni. I due eventi non sono assolutamente paragonabili. Abbiamo solo cercato di ricordare che ai nostri giorni circa un quinto dei bambini del pianeta è in pericolo di morte a causa delle guerre in corso. E vorremmo aiutare gli spettatori a capire cosa significhi essere un bambino nato in una guerra alla quale non partecipa e della quale non capisce il senso. Dalla prospettiva di un bambino le storie di Anna e di Awa hanno dei parallelismi». La storia di Kitty e Anna è la storia di una bella amicizia resa possibile da una promessa: salvare chiunque possa essere salvato e avere il diritto di innamorarsi. Le promesse danno forma al futuro e questo è un film che guarda in avanti.