Nella Germania di gentrificazione, cantieri aperti, persone che (se ne parla, non si vede) dovranno trovare altre sistemazioni perché cacciate dai quartieri in rifacimento da destinare a benestanti, razzismo, gruppi di estrema destra cui si fa riferimento, capitalismo invasivo, sessismo, un gruppo di giovani sui vent’anni si incontra e discorre, riflette, si scambia opinioni. Accade nella notevole opera prima della tedesca Caroline Pitzen FREIZEIT oder: das gegenteil von nichtstun (FREIZEIT or: the opposite of doing nothing), presentata in prima mondiale alla Settimana della Critica della Berlinale. L’opposto di non fare niente è impegnarsi, immaginare scenari per incidere sui cambiamenti, uscire dalla passività, vivere esperienze che dalla forza e dal potere delle parole potranno/dovranno portare dal pensiero all’azione. Si pensa a certo cinema del Godard militante anni Sessanta-Settanta e all’opera di Straub e Huillet per il senso di astrazione che affiora dalle immagini – nitide, pulite – cesellate da Pitzen. Un’astrazione concreta che impregna un film dove le lunghe chiacchierate, spesso completate o interrotte da letture di brani tratti da giornali o libri (tra le fonti anche Il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels), trovano corrispondenza in una visione e una cultura esistenzialista, filosofica, materialista.

 

 

Pitzen, con sguardo frontale se si tratta di filmare i ragazzi in gruppo o con primi piani quando si sofferma sui loro volti cogliendone sensibilità e intensità di ascolto e osservazione, isolando talvolta i giovani protagonisti in momenti d’intimità e silenzio (due ragazze a letto addormentate o una accanto all’altra su una panchina, una che legge accanto a un albero, uno che stende il bucato…), costruisce, dopo il disorientamento iniziale derivato da un approccio che “gioca” con una narrazione non convenzionale, una riflessione profonda sull’impegno di una generazione che non vuole sentirsi schiacciata da istituzioni varie, che elabora una propria forma di lotta e resistenza, senza per questo dimenticare attimi di piacere (due delle scene più belle vedono i personaggi in una gita al fiume e in discoteca a ballare). Tali incontri accadono tanto in appartamenti quanto per strada, in un parco, perché Pitzen compie anche uno specifico lavoro sullo spazio e sulla relazione che si crea fra i personaggi e i luoghi frequentati, della città o della natura (e il suono, i rumori, le luci dell’estate sono evocati e resi parte fondante della colonna sonora e visiva). C’è tempo, per quelle giovani donne e quei giovani uomini, per giocare a calcio, fumare e bere qualche birra, scambiarsi tenerezze… Fino al pre-finale politico e teorico, una scena che rende il passato (ovvero, un pezzo di storia del cinema) ben attuale e nel quale i personaggi trovano un ulteriore senso ai loro pensieri e alle loro azioni. Insieme, guardano su un computer un film in bianconero. La scena si svolge sul vagone di un treno pieno di gente; inizia una discussione fra dei giovani e un campionario di adulti chiusi nei loro privilegi e che lo status quo proprio non lo vorrebbero modificare fin quando a una ragazza è affidata la frase-chiave. Risponde alla domanda “E chi vorrebbe cambiare il mondo?” dicendo “Quelli che non sono soddisfatti”.

 

 

Ieri come oggi. In quella giovane bionda i protagonisti di FREIZEIT oder: das gegenteil von nichtstun trovano una loro “antenata” e davanti a quelle immagini reagiscono sorridendo, sentendosi coinvolti e “rappresentati”. Quel film del 1932 è Kuhle Wampe oder: Wem gehört die Welt? (Kuhle Wampe or Who Owns the World?) – significativo che il film di ieri e quello di oggi contengano nel titolo la parola “oder” seguita dai due punti, a creare una ideale “parentela” – e quella scena è visibile su You Tube. Fu diretto da Slatan Dudow, scritto da Bertolt Brecht, censurato dai nazisti che lo accusarono di comunismo e che descriveva la scena del movimento dei giovani lavoratori e la lotta al capitalismo. Quel frammento inserito nel film di Pitzen non ha nulla di didascalico e tantissimo di invito alla mobilitazione. L’opposto del non fare nulla, ri-preso quasi cent’anni dopo da FREIZEIT oder: das gegenteil von nichtstun e dalla sua talentuosa cineasta esordiente.

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