Fondato su incontri inverosimili, repulsioni improvvise e attrazioni inaspettate, quello della coppia Toledano-Nakache pare essere un cinema sempre più interessato a graffiare a colpi di sincerità e gentilezza la crosta impermeabile della società contemporanea mostrandone il lato più contraddittorio. Che si tratti di un gruppo di bambini alle prese con le fatiche emotive di una vacanza estiva (Primi amori, primi vizi, primi baci), di coppie di fronte alla crisi (Troppo amici), dell’amicizia tra diversità fisiche e sociali (Quasi amici, Samba) o delle rocambolesche disavventure esplose durante un matrimonio in una lussuosa villa settecentesca (C’est la vie – Prendila come viene), la formula non cambia: l’ingrediente che connota questo cinema, con un’idea dell’umano così compiuta senza risultare predicatoria, così attento alle sfumature dei suoi personaggi e alle complessità delle situazioni senza apparire banale, in grado di coniugare sentimento popolare e, a tratti, taglio documentaristico, è la propensione a sovvertire i codici della commedia sociale a cui, inevitabilmente, di continuo, si riferisce. In The Specials – Fuori dal comune, nonostante l’impianto dischiuda la forma del buddy movie intrecciata al feel-good movie, sembra che si aggiunga un tassello nuovo. Si sorride con consapevolezza, ma con meno frequenza e, soprattutto, con i denti stretti.

 

 

Da vent’anni, Bruno (Vincent Cassel) e Malik (Reda Kateb) vivono in un altro mondo fatto di bambini e adolescenti autistici. Le loro rispettive associazioni (“Il silenzio dei giusti” e “Lo scalo”) formano ragazzi e giovani adulti provenienti da aree disagiate, affinché possano prendersi cura dei casi dalle istituzioni giudicati estremamente complessi, in molte occasioni abbandonati ed emarginati. Una collaborazione particolare, per personalità particolari che metterà in luce tanto i limiti quanto le grandi potenzialità educative di queste realtà collocate ai margini di una società sempre più in evidente difficoltà, carente di mezzi e idee. È chiaro fin dalla prima sequenza che The Specials – Fuori dal comune tenda verso una dimensione nuova e altra, più ambiziosa e concentrata a catturare, rielaborare e mettere in scena le emozioni fuori dal comune attraverso un impatto visivo meno accomodante. L’instabilità dell’inquadratura, la ripresa con camera a mano, il lavoro sul sound designer sono soltanto alcuni degli elementi che comunicano un senso di urgenza totale e di inadeguatezza. L’irruzione da parte dello spettatore, la sua improvvisa immersione nelle dinamiche relazionali che prenderanno volume nel corso della narrazione, è un passaggio necessario per comprendere la violenza a cui il film mira. D’altra parte, tanto Bruno quanto Malik sono sempre in movimento, in cerca di una soluzione, motivati da una fiducia contagiosa (concetto scandito dal medico durante l’incontro con i supervisori: «Sa, noi, in medicina, funzioniamo con protocolli, loro hanno un approccio inverso. Ciò che li guida è il cuore, è la fede… e quindi sono innovatori, escono dagli schemi. Sì, gli avremo anche detto “Siate prudenti, è un paziente troppo violento, non si prevede che migliori, “troppo rischioso, non fatelo”. Non ci hanno ascoltati. E sapete una cosa? Credo abbiano proprio ragione»). E in cerca di un luogo e di un senso sono pure i tanti ragazzi coinvolti nel progetto di formazione delle due associazioni di cui Dylan è la sintesi perfetta («Non eri nessuno prima»).

 

 

Prendendo ispirazione dalla storia vera del duo Stéphane Benhamou (fondatore dell’associazione Le Silence des Justes) e Daoud Tatou (direttore dell’associazione “Le Relais IDF”), il film guarda ai due amici come all’espressione di un’umanità riscopribile, attraverso un modo di stare al mondo ormai in disuso. Paradigmi di un’armonia culturale e riflesso di una mescolanza religiosa (uno ebreo, l’altro musulmano) che vuole sottolineare l’abbattimento delle mura, il superamento del pregiudizio e la riscoperta delle cose semplici, Bruno e Malik sono i due vettori con cui The Specials esprime la sua forza raccontando, in chiave dialogica, le opportunità di un altro mondo immaginabile, dove si può credere al riscatto, in cui è ancora possibile la gratuità senza l’interesse personale e dove comunicare significa per davvero creare comunità e condivisione.  «Queste persone fanno del bene e cercano di rimettere a posto le cose – ha dichiarato Olivier Nakache. Una volta una mamma ci ha raccontato che per suo figlio autistico l’educatore era il più grande amico che avesse mai avuto. Ecco abbiamo cercato di raccontare questa realtà senza scadere nel buonismo. La prossima volta ci mettiamo anche un po’ di cattiveria alla Gassman». Sebbene non si possa dargli torto, l’utopia sociale di The Specials non è così edulcorata come può sembrare. Il film diverte perché intelligente e sensibile, aggrappato a una comicità non sguaiata, dallo humour sottile e al tempo stesso contagioso perché dosato senza pietismi o condiscendenze. La cattiveria è sostituita dal paradossale silenzio delle didascalie nel finale: «Chiudere una struttura che è la sola a garantire assistenza psicopediatrica, senza che ci siano soluzioni alternative, non è da considerare». Così, riscoprendo il segreto di Quasi amici (il cui titolo originale Intouchables nascondeva il vero senso del film), The Specials è un film pacifico, dalla risata liberatoria, che lascia un pizzico di amaro in bocca.

 

Il film è disponibile su Google Play, Chili, MioCinema

 

 

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