Io e Lulù di Channing Tatum. L’America schietta e un po’ prevedibile del road movie

Inaspettatamente campione di incassi negli Stati Uniti, Io e Lulù segna l’esordio dietro la macchina da presa per l’attore iconico Channing Tatum (insieme a Reid Caroline, produttore, sceneggiatore e interprete in Magic Mike, con Tatum protagonista), che, ispirandosi a War dog: A soldier’s Best Friend, documentario HB del 2017, prodotto sempre da Tatum e, pare, dopo la perdita del suo cane nel 2018, ha deciso di rendere omaggio al legame speciale che può nascere tra un uomo e il suo compagno a quattro zampe attraverso un film di finzione. Il protagonista di Io e Lulù è un pastore belga Malinois, reduce di guerra e eroe, sopravvissuto al suo compagno di combattimento umano, che non è morto sul campo di battaglia ma andando a schiantarsi contro un albero, pare intenzionalmente. Il centro del discorso, tuttavia, non è la guerra in Medio Oriente, che fa capolino dalle fotografie e dalle conversazioni, ma la vita traumatizzata di un cane addestrato per combattere, che ha subito la perdita del suo unico punto di riferimento. Ad occuparsene viene chiamato il ranger Briggs, anche lui più volte ferito e ora costretto a cambiare vita per quello stress post traumatico che lo renderebbe più fragile.

 

 

Come spesso accade al cinema, l’amicizia nasce durante un viaggio, per condurre Lulù al funerale del tenente Rodriguez. Cinque giorni da Washington a Nogales, in Arizona, passando per San Francisco, Portland e Los Angeles, dormendo sotto le stelle, tra fughe, follie, ribellioni dell’incompresa Lulù, che comunica a suo modo un malessere in cui, lentamente, si rispecchia anche Briggs. Non c’è nulla di nuovo in questo film rassicurante e sentimentale. Un percorso lungo le tappe più tradizionali di una narrazione prevedibile, che sfugge alla retorica solo grazie ai tempi rapidi e alla leggera vena di ironia del personaggio interpretato da Tatum, svagato e immaturo, ossessionato dalle missioni oltremare, ma incapace di costruire rapporti solidi (si scopre che ha una figlia di tre anni che neanche conosce). Due vite traballanti a confronto, dunque, che sapranno salvarsi l’un l’altra, come ha sempre insegnato Jack London, solo a partire dal momento in cui sapranno guardarsi negli occhi. E questo accade grazie ad uno dei detour più imprevedibili del film e grazie all’incontro con una donna sensibile e capace di parlare con gli animali. Mai commedia e mai dramma, Io e Lulù è un road movie che si apre ai paesaggi mozzafiato delle foreste del nord-ovest o delle scogliere della west coast, fino alle infinite pianure desertiche, condite con l’indie-folk di una colonna sonora robusta e riflessioni sulla guerra e su un’America schietta, popolare ma ferita sotto molti punti di vista.