MyFrenchFilmFestival: l’esordio di Arnaud Desplechin

Il primo film di Arnaud Desplechin è un mediometraggio da cui sembrano muovere i fili di tutti i suoi film successivi. La vie des morts, presentato a Cannes alla Semaine de la Critique, è, per iniziare, un film corale, ambientato all’interno di una casa di campagna, in una famiglia allargata, tra zii, cugini, genitori e nonni. Tre generazioni messe a confronto, che fanno il conto di morti premature e malattie mentali succedutesi negli anni. Dopo il tentato suicidio del giovane Patrick, si riuniscono nella grande casa di campagna i parenti più prossimi per dare conforto a un padre silenzioso, una madre incredula e tre figli adolescenti con sguardi malinconici. Una sorta di veglia nervosa e impaziente durante la quale si rifanno i letti, i giovani fumano riuniti in una stanza e gli adulti parlano di colpe e fantasmi del passato. Patrick si è sparato alla testa con un fucile ed ora è in fin di vita all’ospedale, in attesa di poter subire un intervento che potrebbe salvargli la vita. Tutti cercano di capire le ragioni e le dinamiche di quel gesto e si ricostruiscono le diverse “versioni”. Perché in questo film denso e pieno di rabbia, si enuncia lo smarrimento inevitabile di fronte alla morte. Il caos cerca una sua forma di armonia, dentro e fuori la finzione, attraverso il punto di vista dall’unica estranea alla famiglia. Proprio come lo spettatore, questa giovane vaga con il suo sguardo, ascolta le storie del passato che si mescolano a quelle del presente, non capisce ma è presente e osserva e vive dinamiche famigliari complesse e antiche. Vincitore del Premio Jean Vigo nel 1991, La vie des morts si distingue per la capacità di gestire un cast numeroso, composto da quelle che diventeranno presenze ricorrenti nel cinema di Desplechin, (Emmanuelle Devos, Marianne Denicourt, Emmanuel Salinger), e lo fa creando prospettive multipre e profondità narrative.

 

 

 

 

Quasi un non racconto, che racchiude, però, tutto l’amore di Desplechin per la narrazione e per la finzione che la realtà ispira. E così, con sguardo colmo di compassione, ritrae la tristezza sui volti e tutta quella gamma di sentimenti che si affolla negli occhi dei suoi personaggi. Non vedremo mai Patrick ma sapremo della sua inquietudine, della personalità cupa, del suo precedente tentativo di suicidio e di vecchie storie nel rapporto con la madre. E ci saranno partite di calcio improvvisate e mattine a prepararsi tutti insieme per uscire. Una famiglia come tante filmata nella penombra, mentra la vita semplicemente accade, e non ci sono stratagemmi per filmarla, se non quelli sobri e semplici di un cinema capace di gestire i pieni e i vuoti della realtà, come in un dipinto di van Eyck, tra il nero del fondo e i gesti e gli sguardi che puntano verso molteplici direzioni. Si ripensa a Racconto di Natale, al fratello morto del protagonista Henri, alle cene di famiglia che si susseguono, ai discorsi sulla “vita dei morti” che non sono davvero morti e guardano da dietro tende oscure.

 

L’11a edizione di MyFrenchFilmFestival è in streaming fino al 15 febbraio