Roma, 6 giugno 1977. Funerali di Roberto Rossellini. Inizia da qui, da quelle immagini, il documentario che Alessandro Rossellini, esordiente a 55 anni dietro la macchina da presa, tributa a suo nonno e alla sua (larga) famiglia. «Per il mondo» – racconta Alessandro, voce e corpo narrante del film, figlio di Renzo, il primogenito di Roberto e oggi «il più longevo esemplare Rossellini mai esistito» – «era un genio. Per noi, la sua famiglia, era tutto un po’complicato […] Da quel giorno nulla sarà più come prima». E per aspettare una riunione parentale di una certa ampiezza bisognerà aspettare ben 42 anni, grazie a un servizio fotografico di Vogue Italia con le generazioni Rossellini vestite da Dolce e Gabbana, come vediamo sul finire del film. Nel mezzo di questo The Rossellinis (Evento speciale film di chiusura alla SIC 2020), c’è il viaggio che Alessandro compie tra continenti – ma è soprattutto un viaggio nel tempo, tra il passato e il presente, un viaggio dentro di sé – alla ricerca di storie, condivisioni, emozioni altrui, quelle dei suoi parenti, suo padre, sua madre Katherine L. O’Brien, afroamericana ex ballerina, gli zii Robin, Isabella e Ingrid, figli di Ingrid Bergman, la zia Nur, nata dal terzo matrimonio del Maestro, quello con Sonali Das Gupta, fino al ricordo di Gil Rosselllini, lo zio morto nel 2008. Incontri che si intrecciano con immagini da lontano: intime, pubbliche, in movimento, fotografiche, tra giochi d’infanzia e interviste, dall’Archivio Privato della Famiglia Rossellini a materiale proveniente dall’Istituto Luce Cinecittà fino a Getty Images.

 

 

Un viaggio terapeutico, quello di Alessandro, per cercare di guarire da quella malattia che chiama «Rossellinite» di cui tutti membri della «dinastia», crede, in qualche modo soffrano o abbiano sofferto: patologia dalle manifestazioni evidenti come «la predisposizione genetica alla poligamia» e «ansia da prestazione», ma dal cuore, dalla radice ben più profonda in grado di condurre a un drammatico smarrimento identitario prodotto da un cognome di tale peso, dall’autorità dell’uomo-artista (il doloroso passato di tossicodipendenza di Alessandro forse scaturisce da qui). The Rossellinis è un tentativo di liberazione, un documentario degli affetti, delle fratture, un’opera quasi di ingenua spontaneità – al di là del montaggio “adulto” – di infantile costruzione, ricomposizione, sembra quasi un lavoro controwesandersoniano, ma siamo forse più vicini alle corde di un Michel Gondry. C’è una levità dolce, sfumata, ironica e autoironica che sorprende in questo film. Già la sola scena al cimitero, nella cappella di famiglia, con una Isabella Rossellini – la «reggente» dinastica – quasi da commedia, sembra una gita, una fuga, una scheggia. Ma è un lavoro che riesce a fasi anche delicatamente mutevole, a toccare altri umori, a insinuarsi in zone più profonde, più scure, forse rimosse, forse sconosciute o dissimulate, nella memoria, nel presente degli interlocutori del regista. Da un’isola privata della Svezia, agli Stati Uniti al Qatar, gli incontri di Alessandro Rossellini diventano piccoli universi narrativi, ogni testimonianza diventa “carattere”, il piccolo set si fa narrazione stessa, le confessioni in camera del regista quasi una fragile punteggiatura. Ad attraversare il film, poi, ci sono frammenti di Roma città aperta, Europa ’51, Viaggio in Italia, La presa del potere da parte di Luigi XIV («il suo film più autografico» commenta Alessandro: «lui un sovrano assoluto e noi la sua corte»), My Dad is 100 Years Old di Guy Maddin e Isabella Rossellini,  Kill Gil – Vol. 1 di Gil Rossellini. E sono i frammenti che riescono a creare quasi una narrazione parallela, a spezzare la forma, a dare altre traiettorie al racconto, a impastare il film di immaginazioni ulteriori, altre memorie, tanto da fare di The Rossellinis un film famigliare che senza saperlo si sbarazza gradualmente del mito e della sua ombra e forse riesce a dire perfino qualcosa in più, fino a oggi ignota, sottotraccia, del cinema di Roberto Rossellini.

 

 

Il film sarà disponibile su Amazon Prime Video, Apple Tv, Chili Tv, Google Play, Huawei Video, Infinity, Rakuten Tv, TIMvision dal 20 novembre.

 

 

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