Chi è senza memoria è senza passato. Chi è senza passato è senza identità. Nel pieno di una pandemia batteriologica, Christos Nikou ne porta in scena una ancora più spaventosa e incalzante legata ai ricordi di ognuno. Mila (nella sezione Orizzonti) racconta infatti il calvario di Aris, un uomo che inspiegabilmente e da un momento all’altro dimentica completamente la sua storia personale e viene inserito in un programma di riabilitazione pensato proprio per le (molte) persone che come lui soffrono della medesima patologia. Del tutto spaesato e senza una famiglia alla quale fare riferimento, la sua vita cambia completamente (?): ora una serie di attività imposte da un gruppo di dottori scandisce le sue giornate finalizzate a creare nuovi ricordi per sé tramite lo scatto di numerose polaroid per celebrare la “missione compiuta”. Ambientato in un passato distopico, privo di tecnologia ma soprattutto di umanità, Mila è un film rigoroso e rigido, che si interroga sul valore delle immagini, sulla potenza e la necessità dei ricordi e sulla loro natura artificiale. Già, artificiale. Proprio su questo concetto si focalizza uno dei passaggi più interessanti del lavoro. Non tanto la solitudine del protagonista, l’incontro con la sua “simile” Anna e la loro relazione (in)volontariamente guidata dalla scienza. Bensì sulle scelte che ognuno di noi, più o meno consapevolmente, compie per costruirsi la proprio memoria e di conseguenza la propria persona.

 

 

Il mondo descritto da Nikou è un mondo disperato perché incapace di rispecchiarsi in sé stesso. Un mondo dove l’unica via di fuga da una realtà completamente fredda e anestetizzata è quella di dimenticare e lasciarsi plagiare. Un mondo assuefatto e stagnante dove le mele marce della società vengono omologate e incanalate in un percorso di crescita mirato a restituire loro una guida, un passato e una memoria volutamente fittizi. La Grecia non è solo lo specchio di uno Stato alla deriva incapace di orientarsi (come il suo protagonista) nel proprio passato, ma si rende tragicamente anticipatoria sulla pandemia recente che ha coinvolto tutto il mondo. Gli effetti relazionali ed emotivi rischiano di essere irreversibili, tanto che alcuni potrebbero addirittura rimpiangere i mesi più duri pur di non voler tornare a fare i conti con l’agognata “normalità”. Lo stesso dubbio che attanaglia Aris e noi con lui: ha dimenticato la sua storia, o si sta ricordando di dimenticare? In un caso o nell’altro, sempre con mele marce da ingoiare abbiamo a che fare. Che siano brutti ricordi o che sia l’agghiacciante e triste vivere quotidiano.

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