Cannes75 – Pietro Marcello: Le vele scarlatte è un film femmina

Girato nel nel Nord della Francia, Le vele scarlatte segue la vita di Juliette, orfana di madre morta dopo uno stupro, e il padre Raphael, un soldato sopravvissuto alla Prima guerra mondiale, falegname estremamente capace vive  in una comunità, ai margini del paese, retta da madame Adeline. Vanno avanti con poco, la ragazza, con il talento per la musica e il canto, non esce dal suo mondo se non per accompagnare il padre a vendere giocattoli di legno in città. Un giorno, lungo la riva del fiume, incontra una maga che le predice che delle vele scarlatte arriveranno per portarla via…

 

 

La letteratura russa

Amo la letteratura russa, da sempre esercita su di me una fascinazione particolare. Le vele scarlatte è liberamente tratto dal romanzo dello scrittore pacifista russo Aleksandr Grin. L’ho letto e me ne sono subito innamorato. Si tratta di una storia universale, che viene dall’anima. Ho potuto mettere al centro una figura paterna solida che si prende cura di una figlia altrettanto granitico. Pur essendo ambientato alla fine della Prima guerra mondiale, mi ha attratto perché è un romanzo estremamente moderno, con un reduce di guerra che non riesce a trovare il suo posto nel mondo: non sa come confrontarsi con la paternità, mentre la sua piccola comunità è una famiglia allargata e matriarcale. Un film femmina dove abbiamo la figura di Juliette, l’eroina, che vediamo nascere, crescere e diventare donna.

 

La modernità

Si tratta di un film in costume ma è profondamente moderno soprattutto nella figura di un padre solo che si deve occupare di una bambina. Un fatto che nel passato avveniva di rado e oggi è la normalità. Volevo anche raccontare questa corte dei miracoli, una comunità di reietti esclusi da un villaggio. Oggi sarebbe quasi impossibile perché viviamo in un mondo abitato da un individualismo sfrenato. Non esiste più il collettivo, la comunità.

 

 

Il controllo

Come diceva Renoir il cinema si fa fra amici, credo che sia profondamente giusto e vero. Per me i film vanno girati partendo dai rapporti. Abbiamo bisogno dell’utopia, perché senza non c’è nulla. Scompare l’ideale, il desiderio. Girando in Francia abbiamo sperimentato, parlo di me ma anche del resto della troupe perché il cinema si fa con gli altri…Tutto è avvenuto sul set perché ho bisogno di controllare le cose.  Essendo anche direttore della fotografia il mio controllo avviene attraverso la macchina da presa.  Abbiamo girato con la macchina sempre in movimento, con un ritmo da presa diretta…

 

La libertà di improvvisare

Spesso ho lavorato con attori non professionisti, invece questa volta non è accaduto, a questo bisogna aggiungere che per la prima ho girato in un paese che non è il mio, insomma è stato tutto più complicato.  Per il casting abbiamo avuto parecchio tempo per scegliere. Juliette Jouan è una debuttante  dopo un casting selvaggio tutti eravamo certi che era lei la nostra Juliette. Gli attori hanno avuto la libertà di improvvisare, di sperimentare. L’idea era di adattarsi ai luoghi e alle circostanze senza perdere di vista la storia.