La prima volta che sentii parlare di Glen Hansard fu nel 1991. Fu un bel film di Alan Parker, tratto dal romanzo di Roddy Doyle, The Commitments ad introdurre il suo nome nella mia vita. Nel film lui era Outspan Foster, biondo con i capelli lunghissimi, era il chitarrista della Band di Deco Cuffe, cantante del gruppo protagonista che interpretava con grande passione, il meglio della musica soul d’oltreoceano. Il finale del film racconta il destino dei vari componenti della band e quello di Outspan/Glen era esibirsi come busker, cantante di strada per le vie d’Irlanda. Proprio come nella vita reale. Nel 1991 Glen aveva già un suo gruppo, gli splendidi Frames, aveva registrato già un bellissimo album d’esordio Another Love Songs, ed era gia’ una leggenda per le strade di Dublino. Aveva già migliaia di Amici. Era uno dei protagonisti della comunità irlandese, una comunità che si contraddistingue per l’ospitalità, l’umorismo, la gentilezza, le chiacchiere infinite e le tradizioni. Le canzoni popolari che trasmettono tutto questo e molto di più, canzoni che vengono tramandate di generazione in generazione, che hanno influenzato la musica moderna, non solo locale. Glen le conosceva tutte, era una vera e propria enciclopedia vivente. Conosceva la tradizione e la univa a brani contemporanei, in particolare dei grandi cantautori che lui amava: Cohen, Dylan, Van Morrison (da lui definiti il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo) e Springsteen, su tutti. E le cantava spesso, insieme alle sue canzoni, le interpretava con una passione caratterizzata da quel suo stile con cui passava da tonalità dolcissime ad un aspro appassionato grido. Una sorta di soul folk,non a caso lui spesso definì gli irlandesi i neri d’Europa.

Hansard nasce nel 1970 a Ballymun, periferia nord di Dublino. Un quartiere difficile che lo vede protagonista di episodi poco edificanti. A 13 anni gli insegnanti gli consigliano di lasciare la scuola e di mettersi a suonare. Alla domanda del preside che gli chiede chi era Il suo Santo preferito, risponde: Sant’Angus. Non è ovviamente un Santo ma quel personaggio con le corna da diavolo che appare sulla copertina di Highway To Hell degli AC/DC . Glen quindi accoglie il consiglio della Scuola e diventa un busker e suona nelle cantine e nei locali di Dublino con i Frames. Dal 1991 al 2015, sette albums in studio e 2 live, uno piu’ bello dell’altro. E si fa conoscere ed apprezzare anche fuori dai confini irlandesi, i suoi concerti sono feste, celebrazioni. Sul palco è una forza della natura, esprimeva una rara fisicità ma anche una forte spiritualità. E ad ogni concerto conquista nuovi fans
ma soprattutto nuovi amici. Perché sincero, viscerale, ogni palco è una grande Grafton Street, ogni singolo spettatore viene idealmente toccato, da quella bella persona piena di fiducia nell’ umanità. E il successo, la popolarità, quella vera, arriverà nel 2006, l’anno di uscita di un piccolo film, Once (2006) di John Carney, dove Glen, insieme alla cantante ceca Markéta Irglová, interpreta, di fatto, se stesso, una produzione indipendente a basso budget girato, logicamente, a Dublino. Una storia di perdenti che si incontrano e che sognano di incidere un disco. Un film, ma quasi un documentario che contiene bellissime canzoni tra le quali Falling Slowly : premio Oscar 2006 per la miglior canzone da una colonna sonora. Fu Bono ad inviare un Sms a Glen scrivendogli : “ ma che poesia, un busker che vince l’Oscar”. Già proprio una favola. La collaborazione tra Glen e Markéta era iniziata già nel 2005 : Markéta Irglová incontrò per la prima volta Glen Hansard da adolescente, nel 2004, quando i Frames erano stati ingaggiati per esibirsi a un festival musicale ceco organizzato dai suoi genitori. I due iniziarono a collaborare alla scrittura di canzoni poco tempo dopo con l’idea di incidere un album come Glen Hansard & Markéta Irglová. Debuttarono poi, come The Swell Season (nome ispirato a un romanzo dello scrittore umanista ceco Josef Škvorecký) con il loro caratteristico mix di folk da camera armonizzato, pop d’autore e rock intenso, pubblicando nel 2006 l’album The Swell Season. Album che già conteneva Falling Slowly. Il duo pubblica solo 3 albums, i primi due usciti a distanza ravvicinata nel 2006 e 2009, il loro ultimo lavoro è invece uscito solo nel 2025 e comunque non mi pare all’altezza dei due precedenti.

Solo nel 2012 Glen inizia a pubblicare album solisti, cinque perle, l’ultima delle quali uscita nel 2023. Oltre a due live che vi consiglio di cercare assolutamente, pubblicati proprio quest’anno, in due volumi. Il secondo nel mese di luglio…registrati in due serate a Berlino alla Funkhaus. Aveva già annunciato un nuovo lavoro che era in preparazione, in uscita nei primi mesi del 2027. Speriamo riescano a pubblicare qualcosa di inedito, sarebbe un regalo immenso. Ma ritornando all’uomo Glen Hansard, è doveroso sottolineare la sua generosità, in particolare il suo profondo impegno a favore dei senzatetto . Ogni vigilia di Natale cantava a Grafton Street circondato da amici musicisti , Bono, Sinead O’Connor, Lisa Hannigan tra i tanti. Glen era amico di tutti e conquistava il consenso anche della gente comune. Ricordo il concerto a Gardone Riviera, anfiteatro del Vittoriale, del Luglio 2024. Durante il concerto invitò sul palco, prima un bambino e poi un “amico italiano” cantando con loro. Ma poi, cosa fece ? Dopo il concerto, sceso dal palco, con la gente che ancora lo reclamava, prese la chitarra e dal retro palco, accanto al suo pullman, si mise a cantare il traditional Auld Triangle, in coro con i presenti. A Lucca, dopo aver suonato nel 2020, concerto peraltro, che lo vide impegnato in un set di 45 minuti dedicato interamente a canzoni di Dylan, fece amicizia con un gruppo di fans . Da allora, una volta all’anno, lo invitavano a casa loro per un concerto intimo.

Ecco chi era Glen Hansard. Se n’è andato la notte del 29 luglio per un incidente in moto. La sera della sua morte l’aveva trascorsa alla periferia di Dublino, al Wren’s Nest. Un piccolo pub dove spesso passava le serate cantando con chiunque entrasse. Di solito erano brani della tradizione irlandese. Questo era per lui la musica, il senso di comunità. Poteva salire sul palco con amici come Eddie Vedder o Bruce Springsteen ma per lui era come cantare davanti ad amici, ai senzatetto, ai perdenti che poi forse, alla fine, perdenti non sono, se si riempiono il cuore e l’anima con questa musica. Ci ha insegnato che le Grandi canzoni non hanno bisogno di produzioni elaborate ma hanno solo bisogno della verità. Confesso che aver assistito al suo funerale, ascoltato il fratello Gary intonare I See God, Eddie Vedder, Bono, Patti Smith e tutti i presenti ricordare Glen senza alcuna retorica, ma solo con tanto amore, mi ha strappato una lacrima.
Ar dheis Dè go raibh a anam
Che la sua anima possa riposare alla destra di Dio. Riposa in pace, Glen, le tue canzoni vivranno in noi, per sempre.


