L’arte della guerra: 20th Century Men, il conflitto raccontato da Deniz Camp

Il ventesimo secolo è un periodo complesso, sono anni di progresso scientifici, di intrighi, del grande gioco delle spie, dei molteplici interessi e delle Guerre mondiali. Soprattutto la terza, che sembra avvicinarsi inesorabile mentre ogni parte in gioco schiera le proprie pedine, esperimenti all’avanguardia in campo bellico che fondono la carne con le macchine per creare armi viventi devastanti quanto disumane, per chi le fronteggia come per chi funge da componente umana. In questa partita dai giocatori tanto numerosi da rendere difficile orientarsi, spiccano un carroarmato vivente sovietico, intelligente quanto inarrestabile, un cyborg tanto temibile quanto squilibrato e una donna afgana determinata a difendere le proprie idee e una terra che sembra essere diventata la scacchiera di una partita giocata tra superpotenze. Questa è la guerra, un gioco sporco in cui gli eroi esistono soltanto nei racconti e nella propaganda. 20th Century Men (Panini Comics, euro 33, 200 pag.) scritto da Deniz Camp e disegnato da Stipan Morian è uno dei prodotti più felici della seconda incarnazione di Image Comics che, terminato da anni l’assalto al cielo come terzo polo supereroistico sulla scena americana, si è trasformata in un aggregatore di talenti indipendenti che, grazie alla forte indipendenza lasciata ai propri autori, pubblica alcuni dei lavori più interessanti del fumetto americano e mondiale.

 

 
20th Century Men è un lavoro complesso e strutturato, letteratura disegnata adulta che racconta la complessità della politica spingendo forte sulla fantascienza come genere d’elezione per il pensiero speculativo. L’azione c’è e la fa da padrone, quel che manca è il manicheismo semplificatorio, quell’eroismo a buon mercato che cerca l’immedesimazione facile da parte del lettore. Deniz Camp vira in tutt’altra direzione con un racconto che moltiplica le prospettive e le motivazioni, in un’ambientazione in cui tutti hanno i propri obiettivi e tutti, per raggiungerli si compromettono. Nessuno esce pulito, tutti hanno dei peccati pur senza arrivare a livellare tutti sullo stesso piano etico. La narrazione ruvida e la critica caustica di Deniz Camp trovano un terreno visuale solido e fertile nel tratto di Stipan Morian, artista che prende il meglio dal Frank Miller migliore, quello di Ronin e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, rielaborandolo secondo una sensibilità estetica che lo rende contemporaneo e potente dal punto di vista espressivo. Funziona il dettaglio, funziona il character design, memorabile in tal senso il protagonista, e funziona la regia che aggiunge dinamismo e ritmo a una storia complicata da raccontare ma anche da apprezzare e che per questo ha bisogno della fruibilità che Morian riesce a darle con il suo apporto grafico. 20th Century Men è un fumetto d’altri tempi, che se la sarebbe giocata senza difficoltà nell’epoca in cui Linus, 1984 e riviste del genere aprivano in Italia una finestra sulla scena fumettistica internazionale.