Il mondo è piccolo, lo si sa e soprattutto lo si dice. Figurarsi alle Olimpiadi, dove si ritrovano atleti e giornalisti provenienti da tutte o quasi le nazioni. Eppure mi ha fatto un certo effetto scoprire – non certo per mia iniziativa – che tra quanti aspettavano il mezzo che ci avrebbe portato all’impianto del basket (sì, proprio quello dall’altra parte della città, all’interno del quale bisogna coprirsi come per andare allo stadio d’inverno) c’era anche un ciarliero collega israeliano, che si trovava in tribuna a Bergamo nell’ottobre del ’97 quando il Brescia neopromosso in A superò l’Atalanta con gol di Neri. Certo, era quella la prima stagione in cui il capitano della nazionale israeliana Tal Banin indossava la maglia delle rondinelle, ragion per cui un buon numero di giornalisti suoi connazionali gravitava – soprattutto telefonicamente – intorno al Brescia, ma che uno di questi, 24 anni dopo, prendesse la stessa mia navetta a 10.000 chilometri dall’Italia, mi rivolgesse la parola e scoprisse che all’epoca seguivo le rondinelle…La parte divertente del nostro incontro e della chiacchierata durata l’intero trasferimento, quindi circa un’ora (…) è stata la richiesta del titolo e dell’interprete di una canzone italiana che Yaniv aveva in testa da anni, ma di cui ignorava tutto. Scettico e rassegnato gli ho allora detto di canticchiarla: con mia sorpresa e sollievo – uno ci tiene sempre a fare bella figura – si trattava di Casa bianca, presentata a Sanremo a fine anni Sessanta da Marisa Sannia (per brevità ho omesso di informarlo che l’aveva cantata in coppia con la più celebre Ornella Vanoni). Era felice come un bambino, o come una Pasqua, facciamo come un bambino a Pasqua, così ho ritenuto di smorzare il suo entusiasmo (essere costretto a parlare in inglese di prima mattina non è la situazione che mi mette più di buon umore, senza trascurare le mie antiche e solide simpatie per la causa palestinese) aggiungendo che la cantante sarda era morta da almeno una decina d’anni (nel 2008, ho poi verificato).

 

Ricky Rubio

 

Attimo di smarrimento, poi per sdebitarsi – ma non serviva – ha mandato un vocale a Tal Banin (per fortuna era notte in Israele, altrimenti lo avrebbe chiamato) passandomi poi lo smartphone affinché gli lasciassi un saluto. Come avrete immaginato, da ieri ho il numero di telefono dell’ex numero 7 delle rondinelle, attualmente allenatore disoccupato. Lo girerò ai miei colleghi ancora attivi e d’ora in avanti attenderò le navette un po’ discosto.
All’interno della Saitama Super Arena, dove ieri si sono disputati i quarti di finale del torneo di basket, le cose non sono andate molto meglio. A parte Slovenia-Germania, nella quale tifavo per la squadra di Doncic, che si è imposta largamente, facendomi attribuire un significato più profondo alle parole del fromboliere dei Mavericks, che un mese fa aveva dichiarato di preferire un oro con la sua nazionale all’anello con Dallas, le altre due partite alle quali ho assistito si sono concluse con la sconfitta delle mie beniamine. Passi per il ko della Spagna di Sergio Scariolo (ma anche del Chacho Rodriguez) contro gli Stati Uniti (straordinario Rubio da una parte, 38 punti con 13/20 in azione e Durant dall’altra, 29 con 10/17), ma l’eliminazione dell’Italia per mano della Francia mi ha veramente irritato. Non che non me l’aspettassi, il pronostico era palesemente favorevole ai transalpini, ma per come si era messa, 25-20 il primo quarto per gli azzurri, e per la giornata non proprio felicissima dei blues, ho accarezzato il sogno di rivedere la nostra nazionale in zona medaglie 17 anni dopo l’argento di Atene e a 41 da quello di Mosca. E invece i due parziali centrali e segnatamente il terzo, nel quale Melli e compagni hanno realizzato soltanto due canestri su azione, sprofondando fino al -14, hanno dannatamente complicato un compito già difficile. Una reazione tutta d’orgoglio – segnare dall’arco è rimasta sempre un’utopia: 26 errori su 33 tentativi – ha comunque portato al 73-73 a poco più di due minuti dalla sirena. La volata non ha però avuta storia e i francesi si sono imposti 84-75. Peccato, perché ieri erano battibili. Indispettito e congelato, non mi sono fermato per assistere ad Australia-Argentina, risoltasi peraltro in una mattanza: 97-59 per i gialloverdi. Già giovedì le semifinali: Slovenia-Francia e Usa-Australia.
A completare la giornataccia dell’Italia negli sport di squadra ha provveduto l’eliminazione al tie brak della squadra maschile di volley, sempre a livello di quarti di finale, per mano dell’Argentina. Le buone notizie sono invece arrivate dal mare e dal velodromo: Ruggero Tita e Caterina Banti hanno conquistato la medaglia d’oro, la quinta per l’Italia, nel Nacra 17, interrompendo il digiuno della vela azzurra iniziato dopo il successo di Alessandra Sensini nella classe Mistral a Sydney 2000, mentre il quartetto dell’inseguimento si è qualificato per la finale odierna a tempo di record mondiale. Qualcosa di più di una promessa.

 

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