Il disturbo generato da Radu Muntean con il suo Întregalde è un effetto emotivo potente ottenuto con grazia e semplicità che guarda giù, negli abissi dell’uomo, tra qualcosa di sommerso e dimenticato. Film di fango e gelo, abbandono e supporto, solitudine e sensi di colpa, Întregalde è pieno di amarezza e risentimento, assume i contorni di uno specchio sociale che riflette con estrema chiarezza le tensioni del presente, non solo nel contesto culturale rumeno, chiede allo spettatore di fare i conti con quella parte sommersa e scomoda della propria esistenza. Muntean evita i toni del rimprovero, il sensazionalismo dell’indignazione e la retorica del populismo e si concentra su qualcosa di invisibile ma consistente, descrive un vuoto incolmabile che dà i contorni alle maschere dell’ipocrisia e articola la sua favola morale su una domanda tremenda e terribile: quali sono i limiti dell’empatia quando ci confrontiamo con i problemi del prossimo? L’altruismo è autentico solo se si accompagna al sacrificio di sé?  

 

 

Maria, Dan e Ilinca partono per la consueta missione umanitaria di fine anno insieme a un gruppo di amici del lavoro. Alla guida dei loro grandi SUV si inerpicano lungo strade sterrate di montagna fino a villaggi remoti per distribuire pacchi-dono alla gente del posto. Durante il percorso incontrano un vecchio e accettano di accompagnarlo alla segheria dove dice di lavorare. Ma quando la loro auto rimane bloccata in un fosso nel bosco, la segheria si rivela essere abbandonata e sono costretti a trascorrere la notte con il vecchio un po’ disorientato, le loro idee sull’empatia e la solidarietà vengono messe a dura prova.Torna alla memoria un frammento del pensiero di Levinas: «Il dolore isola assolutamente ed è da questo isolamento assoluto che nasce l’appello all’altro, l’invocazione all’altro. Non è la molteplicità umana che crea la socialità, ma è questa relazione strana che inizia nel dolore, nel mio dolore in cui faccio appello all’altro, e nel suo dolore che mi turba, nel dolore dell’altro che non mi è indifferente. È la compassione. Soffrire non ha senso, ma la sofferenza per ridurre la sofferenza dell’altro è la sola giustificazione della sofferenza, è la mia più grande dignità». Ma guardando Intregalde tutto questo è ribaltato e rinnovato di senso.

 

 

Strutturato come una fiaba, il film mescola suggestioni e generi narrativi che evocano la natura irrisolta e lontana di sentimenti oscuri e ambigui: qualcosa di ancestrale si muove sulle strade fangose e deserte di quelle montagne, qualcosa di misterioso si lega all’illusione di quel viaggio iniziatico, così come l’apparizione mitica del vecchio che mette a dura prova gli antieroi suona come profezia o minaccia di un tempo instabile con il quale non si può improvvisare. Muntean, esponente di rilievo della nouvelle vague rumena, gioca con gli opposti con estrema intelligenza e ironia: trasforma una commedia in horror, riflette sui limiti umani esasperandone le potenzialità, mette in scena lo spessore e la fragilità delle relazioni umane coniugando spazi aperti a continue chiusure e, inevitabilmente, si concentra sul peso delle responsabilità che sono a stretto contatto con l’inquietante contrasto tra ricchezza e povertà, desolazione e tecnologia. Întregalde sorprende per la capacità di catturare la paura e il senso di impotenza di un mondo in cui, alla fine, sembra non cambiare niente nonostante tutto sia cambiato.

 

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