Nicole Garcia riparte da dove l’avevamo lasciata. Se infatti in Mal di pietre il triangolo sentimentale non era sicuramente la base di tematica e narrativa del progetto, ne costituiva una forte deriva. Qui invece, come si evince dal titolo, siamo esplicitamente in quelle terre anche se, in effetti, ancora una volta la regista francese tratteggia la figura geometrica solamente di striscio, sfiorandola più che abbracciandola in toto. Amants  (in concorso) infatti non è semplicemente un film in tipico stile transalpino che racconta la passione bruciante e irrazionale di due giovani. È piuttosto un lavoro che vuole provare a riflettere sul potere vitale dell’amore che, se lasciato libero e fuori controllo, potrebbe addirittura rivelarsi mortifero. La bellezza algida e sensuale di Stacy Martin si fa quindi vettore di emozioni plurime dalle quali i protagonisti saranno sommersi in maniera del tutto irrazionale. Un mistero, quello dei sentimenti, che trova costantemente spazio nella filmografia della regista e che qui finisce per indossare (provocatoriamente) i panni del destino. La struttura tripartita del racconto (guarda un po’) segue infatti gli spostamenti dei personaggi che sono condannati a incontrarsi secondo quello che per molti potrebbe essere visto come un piano dannatamente diabolico, per altri uno scherzo del fato, per altri ancora una grave lacuna di sceneggiatura.

 

 

Tuttavia non risiede (solo) qui la problematica principale di un lavoro che riesce in ogni caso a entrare in sintonia con il pubblico ma rischia abbondantemente di anteporre la scrittura e la drammaturgia (mai per niente sottaciuta o limitata) alla vera scarica di irrazionale adrenalina che tanto è centrale nello snodo e nell’anima del progetto. Amants è così sempre troppo controllato, calcolato e, per questo motivo, poco appassionante. Peccato, perché se la passione (erotica o sentimentale che sia) scuote e smuove la scena, sarebbe stato davvero interessante riuscire a condurla anche negli occhi e nel cuore di chi guarda.

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